Nel 1996 il Giappone si rese conto che l’avanzare della tecnologia e del turismo avrebbe compromesso un’aspetto unico della loro terra: il paesaggio sonoro. I suoni sono un patrimonio, sono abitudine e conforto, segnano il tempo e fanno parte di ciò che chiamiamo casa, o più ampiamente habitat.
Fù così che chiese ai propri cittadini, tutti, quali fossero i suoni prevalenti che volevano in un certo senso “salvare”, ovvero registrare e conservare prima che fosse impossibile farlo. Arrivarono molte richieste al governo e da queste si fece una cernita così da ottenere una lista di 100 suoni, o meglio 100 paesaggi sonori.
La lista quindi non comprendeva dei semplici suoni come il verso di un animale, bensì audio ambientale basato su un determinato luogo. Immagina, ad esempio, di abitare in un paesino di montagna: quali sono i suoni che lo rendono caratteristico? Il suono dei ruscelli, il verso degli uccelli autoctoni, il suono del vento che attraversa gli alberi (diverso per ogni tipo di albero se ci pensate) e molto altro.
L’elenco si estende in lungo e in largo per il Giappone, toccando tutte le 47 prefetture, abbracciando sia l’aspetto naturale che quello artificiale. Alcuni suoni sono senza tempo: il rumore del ghiaccio galleggiante nel Mare di Okhotsk, il coro delle cicale che echeggia nel tempio di montagna di Yamadera a Yamagata, il richiamo ritmico delle gru giapponesi Izumi, la “sabbia che canta” della spiaggia di Kotobikihama.
Altri sono spiccatamente culturali: il tintinnio delle campane del festival equestre Chagu Chagu Umakko a Iwate, il rintocco risonante delle campane dei templi buddisti, il battito dei martelli contro lo scalpello degli intagliatori di legno a Inami e il piacevole suono squillante dell’acqua che schizza all’interno di un suikinkutsu.
Perché i suoni sono importanti?
Perché rappresentano una delle componenti più fragili del nostro ambiente. Una cascata ridotta al silenzio da una diga, una specie di insetto scomparsa a causa dell’uso di pesticidi, un festival che svanisce con l’allontanamento delle generazioni più giovani: questi sono cambiamenti che avvengono silenziosamente, finché un giorno il suono non c’è più.
Identificando 100 paesaggi sonori, il Giappone ha creato una forma di conservazione culturale, elevando l’ordinario al livello di patrimonio. Sarebbe interessante fare un lavoro simile in Italia.
Fonte: env.go.jp



















