Cosa lasciamo al mondo? Un mare di spazzatura, oltre a tutto il resto, buone azioni e opere comprese.
Gregg Segal ha voluto sensibilizzare sul tema dei rifiuti con una serie di scatti davvero particolari.
Ha chiesto a ciascuno dei protagonisti di accumulare per 7 giorni la propria spazzatura da usare poi come elemento scenografico per il loro scatto.

Le persone hanno posato sdraiate nella spazzatura che producono in 7 giorni.
I protagonisti del progetto provengono da svariate situazioni sociali, economiche e con diversi stili di vita.
Questo per creare una moltitudine di scenari e dimostrare che ogni stile ha una sua quota di rifiuti, alcuni più, altri meno impressionanti, ma i rifiuti sono una piaga che riguardando una fetta gigantesca della società civile.

Oggi tutto ha una confezione che ha il compito di proteggere, rappresentare e vendere il prodotto. Più robusta e curata è la confezione, più sembra che contenga qualcosa che viaggi a pari passo con la sua presenza scenica.
Si potrebbe vendere anche del fango se lo si mette nella giusta confezione.
Fino a qui, quasi nulla di male.

Ma dove vanno tutte queste confezioni? Il cestino della spazzatura non è una sorta di buco nero che porta la spazzatura in mano agli operatori ecologici e poi la fa sparire nel nulla.
E’ solo un cestino, un contenitore di ciò che resta.

Inquinare meno oggi significa sostanzialmente avere un mondo più pulito. Lo so, si ha la sensazione di leggere uno di quei slogan scontati, ma le cose semplici vanno spiegate in modo semplice, altrimenti si rischia di confezionare anche i concetti.
10 anni fa si parlava di cambiamenti climatici sempre più evidenti e in un modo o nell’altro ci siamo arrivati. Nel nostro piccolo, per ogni confezione che teniamo per le mani, cerchiamo di non inquinare. A volte basta semplicemente limitarsi in alcune abitudini, come ad esempio quella del mangiare in piatti di plastica o bere nei bicchieri corrispettivi.

Se metteste voi da parte 7 giorni di immondizia, che scatto uscirebbe?





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