È esistito un tempo in cui la discrezione era sinonimo di libertà. Un tempo in cui il giudizio sociale, i social e la televisione erano talmente lontani dalla realtà da non condizionarla minimamente. Se si pensa alla diffusione di internet è interessante pensare come abbia cambiato la vita delle comunità di persone non solo sul lato tecnologico ma sopratutto sul lato sociale. Tutto ciò che prima sopravviveva grazie a quell’aria di mistero capace di tutelare ogni cosa, oggi non sopravvive più, come la Accabadora.

Accabadora, la donna sarda che ti uccideva se soffrivi troppo. Scopri l'eutanasia fatta in casa
Rappresentazione della Accabadora.

Uno dei fenomeni italiani ormai scomparsi è la figura sarda della Accabadora.

La S’Accabadora (o Femmina Accabadora) è una figura appartenente alla tradizione sarda che aveva il compito di uccidere chi era condannato a una vita di sofferenze fisiche irrimediabili. Il suo non era un vero e proprio omicidio, bensì una sorta di omicidio a carattere umano, volto a terminare le sofferenze del povero malato che solo in quel modo poteva godersi il trapasso senza inutili e continue sofferenze.

In pratica era l’esatto contrario della mammana, ovvero la donna che si occupava di far nascere i bambini (o di procurare un aborto con i ferri con la quale si lavora a maglia).

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Vestizione e martello usato dalla Accabadora. Museo.

Ma come è potuta esistere una figura del genere e come funzionava il rito della Accabadora?

Nonostante sia ritenuta da molti ancora un mito, ci sono diverse testimonianze orali che ne provano l’esistenza. Ai tempi non era di buongusto parlarne. Il suo ruolo, nonostante l’importanza sociale, era qualcosa di intimo per la comunità. Tutti gli adulti sapevano chi era la Accabadora del paese (in molti casi la figura della mammana e della accabadora coincidevano) e visto il suo ruolo delicato, era uso comune non parlarne troppo e qualora fossero state avanzate delle domande da parte dei più giovani l’importante era deviarne l’attenzione.

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La morte come dignità, la famiglia come estensione del proprio io. C’è stato un tempo quindi dove la vita del familiare incastrato nel limbo tra vita e morte non era soggetta a leggi decise altrove, bensì al volere della stessa famiglia che ha curato quella vita per tutto il tempo. L’eutanasia era si un atto di umanità verso il soggetto malato, senza dimenticare che ai tempi non ci si poteva permettere un’assistenza sanitaria come oggi. Avere una persona gravemente malata in casa significava quindi avere un problema senza una soluzione pratica. Nelle comunità bucoliche la malattia era già sinonimo di morte in quanto una persona che poteva reagire alla vita, senza il sostegno della medicina e delle strutture moderne, era già con un piede nella tomba sostanzialmente.

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Una bellissima rappresentazione della Accabadora realizzata dall’artista Sandra Deiana

Come si decideva se chiamare o meno la Accabadora?

Per capire quando fosse il caso di chiamare la Accabadora veniva seguito un iter semplice, capace di escludere ogni possibilità di prendere una decisione con leggerezza. Dopo giorni di malattia il malato veniva circondato dalle donne e reso protagonista di una preghiera collettiva che ne chiedeva la guarigione. Era previsto anche l’essere avvolto da panni bagnati con acqua gelata, così da provare ad abbassare la febbre alta. Se anche questa soluzione non si mostrava efficace e il malato continuava a soffrire disumanamente, si convocava la Accabadora.

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Lei arrivava solo di notte, vestita completamente di nero e col volto coperto. Entrava da sola nella stanza del malato e si metteva accanto a lui iniziando il rito. Il suo attrezzo più conosciuto per finire la persona malata era una sorta di martello fatto con legno di ulivo. Un colpo in fronte, deciso e senza ripetizioni, era il colpo decisivo per il trapasso. A seconda della fisicità della persona la Accabadora poteva vertire anche su altri tipi di soluzioni finali, come lo strangolamento o il soffocamento tramite cuscino. Questo lascia riflettere sulle profonde conoscenze mediche e anatomiche di queste donne (in alcune zone della Sardegna erano anche uomini) che agivano a colpo sicuro, così che non vi fosse ulteriore sofferenza.

Esiste un film sulla Accabadora. Anche se il racconto è adattato a livello cinematografico rende molto bene l’idea di questa figura quasi mitologica.

La morte è un argomento da cui si viene spesso allontanati, forse perché comprendendo la morte si riesce a comprendere molto meglio la vita e questo potrebbe essere un problema per molti.

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