Nell’Ottocento, l’alta moda vittoriana cercava scintillio e meraviglia. Lo trovò in una fonte inaspettata: le ali di uno scarabeo asiatico.

Queste piccole lamine, prelevate dal coleottero Sternocera aequisignata, erano dei piccoli gioielli donati dalla natura: resistenti, leggeri e con una lucentezza metallica che variava dal verde smeraldo al blu profondo. Importate dall’India coloniale, divennero un materiale di lusso esotico. Cucite pazientemente su mussola o seta, davano vita a ricami mozzafiato per abiti da ballo, accessori e persino abiti da sposa, donando un effetto prezioso a costi contenuti. L’alternativa, di fatto, erano le pietre preziose. Da qui si comprende come la scelta fosse di fatto un’occasione profittevole di eleganza a poco prezzo.

La loro popolarità esplose come simbolo di status e fascinazione per l’Oriente, veicolata dall’Impero Britannico. Capolavori come un abito da ballo del 1865, interamente decorato con motivi floreali di ali di scarabeo, testimoniano questa ossessione.

Tuttavia, il progresso segnò il suo destino. Verso fine secolo, l’invenzione delle paillettes in celluloide (antenate della plastica) offrì un’alternativa economica e pratica. Lo scintillio artificiale sostituì quello naturale, relegando le ali di scarabeo a curioso capitolo della storia della moda: un momento in cui lusso, colonialismo e artigianato si fusero nella lucentezza di un insetto.

La fine di questa usanza ha comunque messo fine all’incubo, per gli scarabei, di essere catturati e usati per vizi e virtù dell’uomo. Un altro tipo di scarabeo, sempre a causa dell’uomo, invece continua la sua sofferenza accoppiandosi con le bottiglie di birra.
Fonte: fashionhistory.fitnyc.edu


















