Anello da lutto: quando ricordavamo i propri defunti come fossero santi venerati

Anello da lutto: quando ricordavamo i propri defunti come fossero santi venerati

Indosseresti un pezzo di un parente defunto incastonato in un anello? A pensarci oggi sembra un’opzione riprovevole, destinata e giustificata moralmente solo se si tratta dei resti di un santo. Eppure nel corso della storia c’è stato un periodo dove ritenevamo del tutto normale portare sempre con noi una parte del nostro defunto, così da avercelo sempre vicino, come fossimo in un romanzo horror.

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Nel periodo che vede protagonista la Regina Vittoria, 1800 per intenderci, si diffuse la moda degli anelli da lutto.

L’anello da lutto era un anello che ti ricordava di dover morire, attraverso la morte altrui.

Anello da lutto: quando ricordavamo i propri defunti come fossero santi venerati

Immaginate un oggetto che sia la rappresentazione perfetta del concetto “memento mori” (conosciuto ai più come ricordati che devi morire). Un anello. Il colore era quasi sempre neutro o nero direttamente, così da rappresentare il buio del lutto, che spegne ogni cosa, anche i colori. Gli anelli da lutto non seguivano un modello standard.

Anello da lutto: quando ricordavamo i propri defunti come fossero santi venerati

Vi erano anelli con la sola data di morte incisa e un teschio, perfetto per rappresentare la morte. Vi erano anelli più particolari che prevedevano resti umani incastonati come denti o pezzi di ossa, esattamente come viene fatto da secoli con le reliquie religiose.

Un modello che ha spiccato tra gli altri era quello che prevedeva la presenza di un occhio. La particolarità è che doveva essere solo uno, di numero. L’occhio simboleggiava quello della persona defunta, ovviamente, ed era prediletti negli anelli da lutto in quanto poteva avere un significato particolare, legato a una “veglia continua” da parte del defunto verso la persona che lo indossava.

Anello da lutto: quando ricordavamo i propri defunti come fossero santi venerati

L’anello da lutto con l’occhio spesso apparteneva a coppie di amanti o genitori e figli.

Il modello di anello da lutto con l’occhio prevedeva un piccolo box dove all’interno si usava conservare i capelli del defunto, certi che fossero una parte del corpo durevole anche oltre la morte del corpo. Oltre ai capelli venivano conservate anche parti di denti o di ossa del corpo, tutto poteva andar bene purché durasse a lungo.

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Anello da lutto: quando ricordavamo i propri defunti come fossero santi venerati

Con la morte della Regina Vittoria, la moda degli anelli da lutto andò pian piano a dissiparsi fino a perdersi completamente.

Anello da lutto: quando ricordavamo i propri defunti come fossero santi venerati

Per quanto possa sembrare sembrare “creepy”, c’è stato un tempo dove potevi ricordare e venerare un parente defunto esattamente come fosse un santo martire arrivato ad oggi attraverso ossa conservate in teche. Conoscendo la storia delle Katakombenheiligen, l’argomento prende una piega perfetta in quanto fu il fenomeno per cui davvero le persone si ritrovano (tutt’oggi) a venerare ossa di persone “comuni” come fossero santi.

Oggi gli anelli da lutto non sono più in uso, non è detto che non tornino in futuro. Non mancano però idee simili, come gli anelli con diamanti incastonati ottenuti dalle ceneri dei defunti. Si, hai capito bene, ceneri di defunti trasformate in diamanti. La creatività umana non muore mai.

Fonte: Wikipedia

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