Anne Greene è una delle ragioni per cui alcune persone nutrono una morbosa paura della sepoltura prematura, di fatto senza conoscere la storia di Anne.
Nel dicembre del 1650, Anne Green, una serva inglese, fu impiccata per l’infanticidio del suo bambino non ancora nato. Essendo una criminale condannata, il corpo di Greene non fu sepolto ma inviato all’Università di Oxford per la dissezione, dove i medici scoprirono che non era morta. Il giorno dopo fu rianimata. La straordinaria guarigione di Greene fu resa ancora più incredibile dalla decisione del tribunale di scagionarla e lasciarla vivere.
Anne Greene era una domestica impiegata nella casa di Sir Thomas Read, un giudice di pace che viveva nel villaggio di Duns Tew, nell’Oxfordshire. Nacque a Steeple Barton e all’epoca dell’impiccagione aveva 22 anni. Greene sosteneva che il nipote di Sir Thomas, Geoffrey Read, di 16 o 17 anni, la seducesse spesso sollecitandola con “belle promesse e altri lusinghe amorose”. Greene rimase incinta e in seguito diede alla luce un bambino nato morto prematuro. La povera ragazza cercò di nascondere i resti del feto, ma fu scoperta e sospettata di infanticidio.
A quei tempi le madri nubili che perdevano il figlio alla nascita erano presunte colpevoli di omicidio a meno che non riuscivano a fornire un testimone che attestasse la morte naturale del bambino.

Diversi servitori che lavoravano con Greene si schierarono a suo favore, testimoniando che aveva avuto problemi prima dell’aborto e che aveva lavorato troppo duramente alla spremitura del malto, il che le aveva causato l’aborto. Anche un’ostetrica testimoniò che il feto era troppo immaturo per essere mai stato vivo. Nonostante le testimonianze, Greene fu dichiarata colpevole di omicidio e condannata a morte.
Il 14 dicembre 1650, Greene fu condotta al Castello di Oxford e giustiziata per impiccagione.
Alcuni dei suoi amici tirarono giù il suo corpo penzolante per accelerarne la morte e “liberarla dal suo dolore”.
Il giorno seguente, quando la bara fu aperta, i medici scoprirono che respirava e aveva un polso debole. Abbandonando ogni preparazione per la dissezione, i medici procedettero a rianimarla. Per prima cosa le versarono in gola del cordiale bollente, che le sembrò causarle un attacco di tosse. Poi le strofinarono dita, mani, braccia e piedi, e dopo un quarto d’ora le fu versato altro cordiale in bocca, seguito da un ticchettio alla gola con una piuma, il tutto sempre per stimolare un colpo di tosse.
A questo punto, aprì gli occhi per un attimo. Seguirono altri rituali, tra cui il salasso, le legature a braccia e gambe, cerotti caldi sul petto e un clistere. Infine la misero in un letto caldo e dissero a un’altra donna di sdraiarsi accanto a lei per darle calore.
Dopo 12 ore, Greene iniziò a parlare e 24 ore dopo rispondeva alle domande. Quattro giorni dopo, mangiava cibi solidi e un mese dopo l’evento era completamente guarita, tranne per il fatto che non ricordava nulla dell’impiccagione e della successiva rianimazione.

Mentre Greene si riprendeva, le autorità decisero che la mano di Dio l’aveva preservata e che avrebbero dovuto collaborare con la divina provvidenza e concederle una sospensione dall’esecuzione.
La resurrezione e il perdono di Greene suscitarono grande interesse e molte persone a Oxford andarono a trovarla. Suo padre vide l’opportunità e chiese ai visitatori di pagare un biglietto d’ingresso. Questa colletta aiutò la famiglia a pagare le bollette.
Dopo la sua completa guarigione, Greene andò a vivere in campagna con degli amici, portando con sé la bara in cui era stata deposta. Lì si sposò, diede alla luce tre figli e visse per 15 anni dopo la sua famosa esecuzione e rianimazione.
Fonte: Wikipedia / pmc.ncbi.nlm.nih.gov


















