Tratto da Racconti dalle Ombre

Esiste una storia, nelle terre d’Abruzzo, che potrebbe tranquillamente passare per una cupa leggenda.
Una novella gotica, creata per spaventare i bambini, se non fosse ,che tale inquietante storia, affondi le proprie radici da fatti di cronaca reale, che per quanto surreale sia, è stata persino documentata dallo scrittore Dino Buzzati.

Il libro di Dino Buzzati contenente, anche, la storia di Giovannino, il bambino puntaspilli.

Siamo in provincia di Chieti e gli anni trenta sono a pochi anni di distanza dall’aprire le porte alla seconda guerra mondiale.

Nel comune di Ortona la famiglia del piccolo Giovannino, cosi lo soprannominerà Buzzati, è una famiglia ai limiti della miseria e il disagio. Il padre entra ed esce dalla prigione e la madre si dedica al mestiere della prostituzione.

La zia tredicenne, che vive con loro, invece è sposata con un calzolaio ventiquattrenne mentre la cinquantenne Nonna Marietta, a capo di questo strampalato nucleo familiare, porta qualche soldo a casa grazie alla sua nomea di strega e alle sue pratiche contro il malocchio.

A segna profondamente la vita del bambino, tuttavia, sarà qualcosa di più oscuro e perverso che lo porterà sua malgrado ad essere vittima protagonista di una torbida storia d’amore.

I giornali dell’epoca infatti raccontano che Nonna Marietta si fosse innamorata del marito della figlia più piccola e che, una volta che quest’ultimo si fosse ammalato di tubercolosi, ella avesse fatto di tutto per salvargli la vita.

In un amalgama di superstizione, ignoranza e povertà la donna aveva quindi deciso di mettere in pratica le sue doti da strega, utilizzando il proprio nipotino, abbandonato dalla figlia, come vittima sacrificale.

Un racconto degno dei più oscuri Fratelli Grimm verrebbe da pensare, ma anche questa volta la realtà riesce a dare il peggio di se.

Secondo credenza esoterica infatti esisteva quella che veniva chiamata “fattura a trasferimento” con la funzione di togliere la malattia a una persona trasmettendola a un’altra. Visto che la malattia dello zio venne attribuita all’invidia dei genitori del piccolo Giovanni, Nonna Marietta pensò bene di ricambiare il favore, trasferendola a quel bambino che, in quella situazione di povertà era visto come un peso.

Da quel momento iniziarono le sevizie sul bambino che, giornalmente secondo rituale, veniva infilzato in ogni parte del corpo con piccoli spilli imbevuti nella saliva dello zio.
Spilli, piccoli chiodi senza capocchia, forcine appuntite.. almeno 5 di questi strumenti ogni giorno trapassavano la carne della povera vittima per li rimanervi.

Gambe, braccia, schiena, petto e persino i piedini venivano trafitti da piccoli chiodi, al punto da ridurre il bambino a non riuscire più a camminare; ciononostante tranne piccoli rigonfiamenti o pustole non vi era nessuna prova visibile di ciò che la nonna stesse facendo al nipote.

Alle domande dei vicini turbati dalle urla e i pianti del bambino inoltre la nonna rispondeva che il piccolo, allora di cinque anni, negli ultimi tempi non stesse bene e che per questo facesse i capricci.

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Una tortura disumana, che per fortuna ebbe termine quando dopo gli ennesimi pianti del bambino i vicini, portarono di nascosto Giovannino all’ospedale.

Fu allora che la verità venne a galla e fu peggio di quanto si potesse immaginare.

Sottoposto a radiografia il bambino presentava dentro il proprio corpo più di 400 oggetti acuminati tra spilli e chiodini.

Un bambino punta spilli, esclamo il medico shoccato, ma a rendere l’idea delle trauma vissuto dal bambino fu Giovannino stesso che alla visione di un’infermiera con una siringa in mano implorò la nonna, come se fosse li, di smettere e di non fargli più del male.

La nonna e lo zio furono subito arrestati, processati e condannati a trentanni. ma intanto la seconda guerra mondiale era arrivata e fatti di cronaca come questi divennero solo trafiletti di poche righe sui giornali.

Fu solo finita la guerra che la storia del bambino feticcio ritornò a galla nelle cronache. La nonna, che non aveva mai confessato, intanto era morta in carcere mentre lo zio, anni dopo, fu scarcerato perché perdonato dallo stesso nipote.

E il piccolo Giovannino?

I suoi tormenti fisici purtroppo non terminarono con l’arresto della nonna.
Gli spilli su di lui conficcati erano talmente tanti nel suo corpo che trent’anni dopo l’evento ancora subiva operazioni di estrazione ed alcuni avrebbe dovuto portarli con se per sempre talmente cosi penetrati nei tessuti o nelle vertebre.

Si dice addirittura che la nonna fu cosi brava a conficcarglieli, che alcuni sfiorarono cuore e polmone senza però danneggiarli.

Ad ogni modo, quando a meta degli anni 60 Buzzati intervistò il piccolo Giovannino ormai adulto, l’uomo che gli si presentò davanti fu un uomo segnato nell’anima e nel corpo ma che nonostante tutto stava cercando di gettarsi alle spalle quella storia nera, al punto che trovò anche un lavoro allo zio con il quale ogni tanto con lui andava a prendere un caffè.

Senza discorrere mai di ciò che era accaduto, nella speranza che la migliore cura a quel passato di superstizione potessero essere piccoli attimi di normalità


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