Questi beauty case del XVIII secolo fanno capire quanto oggi siamo poveri e riccamente illusi

Questi beauty case del XVIII secolo fanno capire quanto oggi siamo poveri e riccamente illusi

Guardate questi scrigni, beauty case di un tempo che fu, cesellati, dorati, intarsiati. Non semplici contenitori di plastica confezionati in cartone con stampa lucente, ma simboli di un’epoca in cui la bellezza era un lusso, un privilegio per pochi eletti.

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Il trucco, un rituale esclusivo, una maschera per l’aristocrazia. Oggi, invece, un rossetto è alla portata di tutti, una matita occhi costa quanto un caffè. È questa la vera libertà o è un’illusione d’essere ricchi vendibile a prezzi per poveri?

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Viviamo un’epoca dove la sostanza conta meno dell’apparenza. Un concetto che, anche se risulta difficile da accettare, si può osservare in ogni cosa. Prodotti sempre meno di qualità, pubblicità sempre più convincenti, acquisti sempre più compulsivi. I beauty case non si esimono da questa logica di mercato, rappresentandola in modo particolare con un semplice confronto.

Questi beauty case del XVIII secolo fanno capire quanto oggi siamo poveri e riccamente illusi

Questi beauty case del XVIII° secolo sono delle vere e proprie opere d’arte Rococò e Neoclassica. Il costo ai tempi doveva essere qualcosa di inaccessibile alle tasche comuni. Questo significava che ci si poteva permettere “il trucco” professionale e completo solo se si avevano abbastanza soldi. L’aristocrazia era libera di indossare maschere fatte di polveri e colori. Poi ci si è accorti che le maschere sono desiderabili da tutti, ed ecco che la bellezza è diventata un prodotto commerciale e commerciabile.

Questi beauty case del XVIII secolo fanno capire quanto oggi siamo poveri e riccamente illusi

Ma come vendere un prodotto per ricchi ai poveri? Illudendo.

Conosciuto come concetto di “prezzo accessibile” di fatto è una tecnica per vendere un prodotto dedicato a una fascia alto spendente a un’altra fascia, più economica. Lo vediamo praticamente con tutto, dai marchi di auto prestigiosi che tirano fuori il modello “economico”, agli smartphone in versione ridotta ma pur sempre con un marchio importante.

Questi beauty case del XVIII secolo fanno capire quanto oggi siamo poveri e riccamente illusi

L’accessibilità del prezzo è una genialata: convince i ricchi che i poveri non avranno il loro prodotto originale ma una versione ridotta, ed allo stesso tempo convince i poveri di avere un prodotto da ricchi.

Questi beauty case vintage, creati a mano e con materiali preziosi, sono ciò che veniva prima dei beauty case moderni. Ma come rendi prezioso un prodotto che prezioso non è? Con il marketing e sopratutto con la prestigiosa arte del packaging. Scatole di cartone stampate con stampe lucide, grafiche mozzafiato e plastica resa vellutata al tatto, completeranno l’opera.

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Questi beauty case del XVIII secolo fanno capire quanto oggi siamo poveri e riccamente illusi

Osservando bene si nota come questi beauty case d’epoca abbiano strumentazione studiata per durare per sempre. Le ampolle sono ricaricabili. Non si buttava via nulla. Oggi invece le confezioni sono usa e getta, non perché sono comode ma perché di fatto non valgono oltre il valore che si da con la propria convinzione.

Oggi tutti possiamo truccarci e pensarci belli e lucenti. È un’illusione naturale di rivalsa verso la normalità. Una vittoria contro la banalità. Un abbraccio all’idea di essere esclusivi. Siamo sempre stati così labili nelle nostre convinzioni? Si, se si pensa che un tempo ci si faceva venire le carie solo per dimostrare di avere i soldi per comprare lo zucchero.


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