Un uomo thailandese di 44 anni, Thaweesak Namwongsa, è stato trovato privo di vita nella sua abitazione di Rayong il 16 luglio, circondato da oltre 100 bottiglie vuote di birra, ordinate meticolosamente sul pavimento attorno al letto.
Il figlio sedicenne, che cucinava pasti caldi quotidianamente, ha raccontato che il padre aveva rifiutato qualsiasi cibo solido e si era nutrito esclusivamente di birra per oltre un mese (a causa di un forte trauma personale). I soccorritori, intervenuti dopo un attacco convulsivo, hanno constatato il decesso, con mani e piedi diventati blu per il prolungato stato di incoscienza.

La vicenda solleva un interrogativo sul confine tra dipendenza e dissoluzione: sostituire un pasto con la birra può sembrare una scorciatoia di sopravvivenza (no, non sei un monaco tedesco e non esiste più quel tipo di birra) ma priva l’organismo di nutrienti essenziali. L’assenza di cibo solido per oltre un mese, combinata all’alta concentrazione alcolica, ha probabilmente causato carenze gravi e danni epatici letali.
Un dettaglio sorprendente? Le bottiglie erano disposte con tale precisione da lasciare solo un corridoio per accedere al letto, un rituale silenzioso di una sconfitta personale.







