Se bruciassi i tuoi soldi in un falò, staresti facendo un regalo a ogni altra persona sul pianeta. Non in senso figurato, ma in senso letterale, misurabile, quasi matematico.
Il fenomeno esiste davvero e si chiama “money burning” ed è qualcosa definibile come una provocazione artistica, uno strumento di protesta e una delle forme di filantropia più pure che esistano secondo alcuni economisti.
Il paradosso dei soldi che bruciano
Per capire perché bruciare soldi è un dono, bisogna partire da una premessa: le banconote di carta non hanno valore intrinseco. Non sono oro, non sono grano, non sono petrolio. Sono pezzi di carta a cui un sistema ha deciso di attribuire un determinato valore. Quest’ultimo dipende anche da quante ce ne sono in circolazione rispetto ai beni disponibili.
Il fenomeno del iperinflazione, come in Germania dopo la prima guerra mondiale, è una spiegazione chiara di questo scenario.
Quando qualcuno distrugge del denaro, riduce la quantità di moneta in circolazione senza di fatto distruggere nessun bene reale. Il risultato è che ogni banconota rimasta vale infinitesimalmente di più. L’economia nel suo insieme non perde nulla, perde solo chi brucia il proprio denaro.
L’economista americano Steven Landsburg lo ha argomentato con precisione nel suo libro The Armchair Economist: bruciare la propria fortuna in banconote è una forma di filantropia più egualitaria persino che donare tutto al governo.
Perché? Perché l’aumento di valore della moneta si distribuisce in proporzione a quanto denaro già possiede ciascuno, il che, paradossalmente, è più equo di molti programmi di redistribuzione.

Aristippo e i pirati
Non è un’idea moderna. Il filosofo greco Aristippo, fondatore della scuola cirenaica, si trovò un giorno a bordo di una nave minacciata dai pirati. Invece di nascondere le monete o contrattare, le tirò in mare di fronte a loro. La sua spiegazione: “Meglio che il denaro perisca a causa di Aristippo, che Aristippo a causa del denaro.”
Cicerone citò questo episodio nei suoi scritti come esempio di come le azioni debbano essere giudicate nel loro contesto: lo stesso gesto (gettare denaro in fondo al mare) può essere stupidità o saggezza a seconda di chi lo compie e perché.
Il milione di sterline nella notte scozzese
Il 23 agosto 1994, su una remota isola scozzese chiamata Jura, due uomini diedero fuoco a un milione di sterline in contanti.
Bill Drummond e Jimmy Cauty erano i KLF, uno dei gruppi pop britannici di maggior successo dei primi anni ’90. Avevano guadagnato quei soldi con la musica, li avevano convertiti in banconote da cinquanta, e in una notte d’estate li avevano ridotti in cenere davanti a pochi testimoni.

Il duo non ha mai spiegato del tutto il perché. Hanno detto solo che sembrava la cosa giusta da fare. Ci hanno girato un documentario, Watch the K Foundation Burn a Million Quid, e per anni hanno portato la storia in giro per il mondo, discutendola con il pubblico. Ogni volta, le reazioni oscillavano tra scandalo, ammirazione e sconcerto.
Era arte? Protesta? Un esorcismo contro il capitalismo? O semplicemente la dimostrazione che il denaro, alla fine, è solo carta?
Gainsbourg e il fisco
In Francia, nel 1984, Serge Gainsbourg bruciò una banconota da 500 franchi in diretta televisiva. Il gesto era un atto di protesta contro la pressione fiscale: quei 500 franchi, diceva, lo Stato li avrebbe presi comunque. Meglio bruciarli in faccia a tutti.
Era ovviamente uno spettacolo. Ma era anche un argomento.
Quando i soldi diventano combustibile
C’è un caso storico che sposta tutta la conversazione su un piano diverso: la Repubblica di Weimar, Germania, anni ’20 del Novecento. L’inflazione era diventata così devastante che le banconote avevano perso quasi tutto il loro valore nominale. A un certo punto, letteralmente, bruciare le banconote per scaldarsi era più conveniente che comprare la legna con i soldi stessi.
Non era un gesto artistico. Era sopravvivenza.
Quando gli istinti umani hanno la libertà di esprimersi, per sopravvivenza o perché esausti, lì risiede buona parte della verità che cerchiamo nel momento in cui stiamo bene. Una verità spesso cruda, per questo il comodo sa domarla tenendola nascosta.
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Monete che valgono più del loro valore
C’è un’altra forma di “distruzione” monetaria, più silenziosa e quotidiana. Nel 2007, in India, le monete da un rupee sparirono dal mercato. Non le rubava nessuno, o meglio, qualcuno le fondeva. L’acciaio inossidabile di cui erano fatte valeva più del valore nominale stampato sulla moneta.
Negli Stati Uniti era successa la stessa cosa nel 1965 con i quarter d’argento: il metallo valeva più della moneta, quindi la gente le scioglieva per ricavarne lingotti. Il governo passò all’utilizzo di leghe più economiche.
È illegale?
In Italia la questione non è chiarissima, ma bruciare soldi non sembra essere illegale.
L’importante è che ciò che ha valore oltre il denaro, come il Parmigiano ad esempio. Sapevi che una banca italiana lo accetta come garanzia per i prestiti?
Fonte: Wikipedia

















