Cani Girarrosto: quando l'uomo faceva girare la carne ai cani torturandoli in ruote per criceti

Cani Girarrosto: quando l’uomo faceva girare la carne ai cani torturandoli in ruote per criceti

Immaginate un mondo senza elettricità, senza motori, senza assistenti tecnologia avanzata. Un mondo in cui, per cuocere una bistecca sul fuoco facendola girare, si rinchiudeva un cane in una ruota di legno e lo si costringeva a correre. Questa non è una favola dark ma la vera storia dei cani girarrosto: creature dimenticate che pagarono con la libertà il nostro amore per la carne arrosto.

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Cani Girarrosto: gli schiavi a quattro zampe

Nel periodo rinascimentale, nelle cucine dei castelli europei, il ruolo dello chef era affiancato da un collaboratore insolito: un cane. Non un cucciolo addestrato a riportare la preda, ma un prigioniero costretto a correre in una ruota simile a quella dei criceti. Lo scopo? Trasformare la sua fatica in energia meccanica per far girare gli spiedi.

In passato i cani ricoprivano ruoli diversi nella società e proprio come oggi venivano “usati” per utilità all’uomo, come i cani fatti soffocare nella grotta del cane ad esempio.

I cronisti dell’epoca li descrivono come animali “dalle zampe storte e dall’aria sospettosa”, meticci selezionati per resistenza, non per bellezza. John Caius, nel De Canibus Britannicis, li definiva “veruuersatores” (“giraspiedi”), riducendoli a strumenti con il battito cardiaco.

Cani Girarrosto: quando l'uomo faceva girare la carne ai cani torturandoli in ruote per criceti
Una rappresentazione dell’epoca mostra un cane Girarrosto sulla parete destra.

Un dettaglio agghiacciante: per mantenerli attivi, si lanciavano carboni ardenti nella ruota. Una crudeltà che oggi definiremmo torture, ma che allora era semplice routine.

Il paradosso del benessere: schiavi nelle case dei ricchi

Curiosamente, questi cani erano uno status symbol. Solo i nobili potevano permettersi carne fresca da arrostire e avere un girarrosto vivo era più prestigioso che avere un servo. Il prestigio in passato, come ora, è un concetto legato spesso all’assurdo, come vantarsi dei denti cariati ad esempio.

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Cani Girarrosto: quando l'uomo faceva girare la carne ai cani torturandoli in ruote per criceti
Rappresentazione di quella che sembra una locanda d’epoca. Anche qui si vede bene il cane girarrosto

Non tutti, però, li trattavano come oggetti. La regina Vittoria ne adottò tre come animali da compagnia, anticipando di secoli l’idea che un cane potesse essere un compagno, non uno strumento. Una goccia di empatia in un oceano di indifferenza.

Con l’avvento delle macchine a vapore e dei girarrosti meccanici, questi cani divennero inutili. Senza più lavoro, senza più scopo, la loro razza – mai formalmente riconosciuta – si estinse in un certo senso. Non ci furono proteste, né memoriali: solo Whiskey, l’ultimo esemplare imbalsamato, è visibile in una teca all’interno di un museo come reliquia di un’epoca imbarazzante.

Cani Girarrosto: quando l'uomo faceva girare la carne ai cani torturandoli in ruote per criceti
Whiskey

La storia dei girarrosti non è solo una curiosità macabra, come potrebbe esserlo quella dei cani per fare la lana. È un monito su come l’uomo abbia spesso strumentalizzato altre specie, giustificando ogni crudeltà in nome del progresso (o della gola). Cosa che ancora oggi continua a fare, in misura minore ma sempre presente.

Domande scomode:

  • Quante “ruote” moderne nascondiamo dietro comodità quotidiane?
  • Come giudicheranno le generazioni future il nostro trattamento degli animali da allevamento?

Henry Bergh, fondatore dell’ASPCA, usò la sofferenza di questi cani come argomento per le sue battaglie. Oggi, mentre i nostri amici a quattro zampe dormono su divani comodi e caldi, forse dovremmo ricordarci che il benessere animale non è un lusso: è una scelta.

Fonte: Wikipedia


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