Immaginate un paesino sperduto in Giappone, Kawara, nella prefettura di Fukuoka, dove i bambini non corrono dietro a Pikachu o Charizard, ma si scambiano carte con sopra i vecchietti del quartiere.
Niente mostri tascabili, a Kawara i veri eroi sono gli ojisan, ovvero gli “zii” di mezza età o più, trasformati in un gioco di carte che sta facendo impazzire i piccoli e pure i grandi. Il Giappone sembra essere la terra delle idee che uniscono la genialità all’utilità sociale.
Tutto nasce al Saidosho Community Center, dove una certa Eri Miyahara, segretaria generale con un’idea geniale, si è detta: “Perché non facciamo conoscere ai bimbi i nostri fantastici nonni del paese?”. E boom
Ecco l’Ojisan Trading Card Game, un mazzo di 47 carte con i volti di uomini locali, che trasforma i signori del posto in supereroi da collezione.

Altro che Superman, qui c’è il signor Honda, 74 anni, ex capo dei pompieri, con la carta “Firewall” che fa 200 danni di fuoco (ma occhio, ogni tanto si brucia pure lui). O il mitico signor Takeshita, 81 anni, il “Soba Master” che insegna a fare noodle e ormai è una leggenda tra i ragazzini.
Le idee geniali sono quelle che portano valore, soluzioni o positività in generale senza togliere niente a nessuno. Le altre sono solo idee.
Le carte non sono nate per combattere e questo fa una differenza non da poco. All’inizio erano solo da collezionare, ma i bimbi, si sa, non stanno fermi. Hanno iniziato a confrontare statistiche tipo HP e MP, a inventarsi mosse e a gridare “Il mio nonno è più forte del tuo!”. E così, da un’idea per unire generazioni, è nato un vero gioco di strategia. Roba che Yu-Gi-Oh! e Pokémon si devono inchinare. Ancora una volta i nonni diventano protagonisti in Asia, come quella volta che un nonno decise di fare da modello per la nipote, solo che i vestiti erano per donna.
Il lato positivo tangibile di questa idea? Le carte Pokemon dedicate ai nonni stanno cambiando il paese.

I bambini ora frequentano di più gli eventi locali, fanno volontariato, tutto per incontrare i loro idoli in carne e ossa. Tipo il signor Fujii, 68 anni, ex guardia carceraria ora volontario, che si ritrova a firmare autografi come una rockstar. “Non ci credevo quando mi hanno chiesto la firma!”, ha detto ridendo. E il risultato? La partecipazione agli eventi del paese è raddoppiata.
I nonni sono diventati eroi, i bimbi li ammirano e il senso di comunità è alle stelle.
Le carte, fatte a mano e vendute a 100-500 yen a pacchetto, vanno a ruba. I piccoli risparmiano la paghetta per accaparrarsi il loro ojisan preferito. E in un Giappone che invecchia a vista d’occhio, con pochi bimbi e tanti anziani, questa trovata è un colpo di genio per far parlare giovani e vecchi. Altro che videogiochi, si gioca con la vita vera!
Che dire, Kawara ci ha insegnato una lezione: i supereroi non devono volare o avere mantelli, a volte basta un sorriso, una storia da raccontare e una carta con scritto “Soba Master”. Chapeau, Giappone, sempre un passo avanti.
Fonte: tokyoweekender.com


















