Questo è uno studio preliminare/non approvato per uso umano. Non bere alcol per vaccinarsi. I vaccini devono essere somministrati secondo linee guida sanitarie ufficiali.
Esiste davvero una birra capace di proteggerci dalle malattie? Anche se sembra una notizia uscita da un libro di fantascienza, dietro questa storia c’è la firma di uno dei ricercatori più autorevoli d’America. Chris Buck, celebre virologo del National Cancer Institute, ha trasformato la bevanda più amata al mondo in un potenziale strumento sanitario, creando la prima birra vaccino.
L’idea alla base di questa invenzione è tanto semplice quanto geniale e sfrutta il lievito, l’ingrediente fondamentale che permette alla birra di fermentare.
Buck ha modificato geneticamente il lievito affinché producesse delle particelle simili a virus (VLP). Queste particelle sono, in parole povere, dei “gusci vuoti” che hanno lo stesso aspetto esterno di un virus ma non contengono il codice genetico per farci ammalare. Quando beviamo questa birra, il nostro sistema immunitario nota questi gusci, si allerta e inizia a produrre anticorpi per combattere un nemico che, in realtà, è solo un’esca innocua.

Ma perché usare proprio la birra? Il problema principale dei vaccini da prendere per bocca è che i succhi gastrici dello stomaco tendono a distruggere tutto ciò che incontrano. Il lievito di birra, però, possiede una parete cellulare molto resistente che funge da vera e propria corazza naturale.
Grazie a questo scudo, il vaccino riesce a superare indenne lo stomaco e ad arrivare nell’intestino, dove viene assorbito dal corpo attivando le difese.
Per dimostrare che la sua teoria era corretta, il dottor Buck ha condotto un test coraggioso quanto insolito: ha preparato una cotta di questa birra speciale e l’ha bevuta insieme alla sua famiglia. I risultati, monitorati attraverso analisi del sangue, sono stati incredibili. Dopo aver consumato circa cinque litri di bevanda, i loro corpi hanno prodotto una quantità elevata di anticorpi contro il polyomavirus BK, un virus che mette in serio pericolo chi ha subito un trapianto.
Sebbene la comunità scientifica internazionale stia ancora discutendo sull’opportunità di usare l’alcol per somministrare medicinali, la scoperta di Buck apre una strada rivoluzionaria. Immaginate un futuro in cui i vaccini non abbiano più bisogno di aghi, siringhe o costosi frigoriferi per il trasporto, ma possano essere distribuiti sotto forma di alimenti o bevande facili da conservare.
Per ora, la birra vaccino resta un esperimento privato e non è disponibile nei supermercati (in compenso puoi trovare la birra ai cachi) ma ha già dimostrato che la medicina del futuro potrebbe avere un sapore decisamente più piacevole di quello a cui siamo abituati.
Fonte: sciencenews.org


















