La seconda guerra mondiale è stato un periodo storico talmente estremo dal punto di vista umano da restare per sempre nella memoria dell’uomo e, qualora ci fosse la necessità, da meritare di essere ricordato nei suoi particolari e nella sua ferocia.

Con un minimo di spirito di ricerca si riescono ad avere tante informazioni sulla seconda guerra mondiale, questo grazie a documenti, video, testimonianze e sopratutto diari dell’epoca che raccontano la quotidianità di un giorno da perseguitati o persecutori, così che le generazioni a venire avessero una prova tangibile di quante vite sono state spente per inseguire idolatrie e pensieri che miravano solo al potere e non ad altro di utile.

Quando si parla di diari della seconda guerra mondiale, quello più celebre è sicuramente il Diario di Anna Frank, studiato nelle scuole e conosciuto dal mondo intero in quanto pubblicato in tempi permissivi per la sua diffusione.

Quello che non tutti sanno è che esistono diversi diari, molto simili a quello di Anna Frank, che la storia non ha ancora messo in mano all’intera popolazione. Colpa delle date di pubblicazione che in diversi casi superano gli anni 90, questo perché diversi sono stati tenuti nascosti dagli stessi autori rimanendo in luoghi anonimi per anni, altri invece non sono stati pubblicati prima per semplici ragioni umane e di riservatezza.

Ecco 10 diari sull’olocausto che non hai letto

Rywka Lipszyc

Rywka Lipszyc, al centro della foto.

Rywka Lipszyc, un’adolescente ebrea-polacca, ha iniziato a scrivere il suo diario mentre viveva nel ghetto di Łódź. Fu deportata nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau nell’agosto 1944, insieme alle sorelle e cugine. Sopravvisse al campo oltre a una marcia della morte su Bergen-Belsen, dove visse fino alla sua liberazione nell’aprile 1945. Troppo malata per essere evacuata, fu trasferita in un ospedale di Niendorf, in Germania, dove esalò l’ultimo respiro. Aveva 16 anni.

Il diario di Rywka fu portato alla luce tra le rovine dei forni crematori di Auschwitz-Birkenau nel giugno 1945 da un medico dell’Armata Rossa, Zinaida Berezovskaya, che lo portò con sé in Unione Sovietica. Mezzo secolo dopo, la nipote di Zinaida individuò il manoscritto e lo tenne con sé. Passò un altro decennio prima che il diario cadesse nelle mani dell’Olocausto Center di San Francisco. Il diario fu pubblicato nel 2014.

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