festival giappone 20 secondi

Esiste un festival in Giappone che dura giusto 20 secondi: l’Enrei Onodachi Kinensai

C’è un festival in Giappone che dura venti secondi. Venti. Il tempo che ci vuole per leggere questa frase tre volte. A giugno e a ottobre di ogni anno, circa centoventi persone (sindaci, consiglieri comunali, funzionari) si radunano nell’Enrei Onodachi Park, sul Passo Shiojiri, nella prefettura di Nagano, aspettando una voce che dice 同、礼 (tutti, inchinatevi) abbassano la testa insieme e poi se ne vanno. Fine. Festival concluso.

Non è una performance artistica. Non è una provocazione dadaista. È un rito autentico che va avanti dal 1916 conosciuto come l’Enrei Onodachi Kinensai, il Memoriale del Festival di Enrei Onodachi.

Ma cosa celebra di fatto questo festival?

Due soste imperiali. L’imperatore Meiji passò da quelle parti il 24 giugno del 1880, di ritorno da un viaggio. L’imperatore Hirohito (noto anche come Shōwa) ci tornò il 14 ottobre del 1947. Non si fermarono a lungo. La brevità è una caratteristica rispecchiata sul festival stesso. Sosta breve, inchino breve.

Qui però succede qualcosa di interessante, qualcosa che dice molto più di quanto sembri.

Quando il festival aveva la durata di dieci secondi (la durata originale) il governo di Okaya protestò: troppo poco per mostrare rispetto. Venne così allungato a un minuto. Allora protestarono i cittadini di Shiojiri: troppo lungo! Lo ridussero così a trenta secondi. Alla fine, nel 2007, le due città si misero d’accordo: venti secondi.

Poi, nell’ottobre del 2023, qualcuno ha deciso che quindici secondi avrebbero espresso meglio il rispetto genuino. Infine l’edizione 2024 è tornata a venti.

festival giappone 20 secondi
Il momento prima dell’inchino da 20 secondi

Due comuni che litigano (con tutta la solennità burocratica del caso) su quanti secondi ci vogliano per essere abbastanza rispettosi. Non è una parodia. È la politica nella sua forma più pura: una negoziazione su un simbolo che non ha nessun valore pratico ma che ha tutto il valore rituale.

Il rispetto, evidentemente, può essere misurato. E in questo caso è una questione di durata. Né troppo né troppo poco: perché altrimenti non è rispetto, è o supponenza o trascuratezza.

C’è stato anche un tentativo di registrare il festival nel Guinness dei Primati come “festival più breve del mondo”. La candidatura fu respinta.

Anche questa è una storia perfetta. Il festival più breve del mondo non riesce a guadagnarsi il titolo ufficiale di festival più breve del mondo.

Il parco dove si svolge il festival è un posto tranquillo, sul confine tra Okaya e Shiojiri, due città che condividono questo rito come si condivide un confine di paese. La cerimonia esiste per ricordare il legame storico tra la zona e la famiglia imperiale giapponese. Un legame che dura da centoquaranta anni. Un legame che si rinnova due volte all’anno in un inchino collettivo che dura quanto un respiro trattenuto.

Esiste un festival in Giappone che dura giusto 20 secondi: l'Enrei Onodachi Kinensai
Il luogo dove si svolge il Festival

Pensa a questo: ogni festival del mondo esiste per riempire il tempo. Carnevali, sagre, concerti, feste patronali. L’idea sembra essere che più durano, meglio è. Più costano. Più richiedono. Il festival giapponese più breve del mondo ha invertito l’equazione: meno dura, più è rispettoso.

La semplicità in misura come forma di venerazione.

Trovi il video dell’intero festival qui, sull’articolo del Mainichi Shimbun. Non dura troppo.

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