Il fantasma di Heilbronn: come il DNA contaminato spinse la Polizia a cercare una donna innocente

Il fantasma di Heilbronn: come il DNA contaminato spinse la Polizia a cercare una donna innocente

Per oltre quindici anni, la polizia europea ha inseguito una donna che non esisteva. La chiamavano il Fantasma di Heilbronn.

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Ovunque avvenisse un crimine, un omicidio, una rapina, un furto, c’era lei. Non in carne e ossa, ma in un frammento invisibile: il DNA femminile lasciato su armi, siringhe, bicchieri, perfino su una pistola giocattolo. Un’identità mai vista, senza volto, capace di comparire in oltre quaranta scene del crimine in Germania, Austria e Francia.

Il caso esplode nel 2007, quando la poliziotta Michèle Kiesewetter viene trovata morta nella sua auto di servizio a Heilbronn. Il suo collega, gravemente ferito, sopravvive. Nell’auto, gli investigatori trovano un profilo genetico femminile che non appartiene a nessuno dei due. È lo stesso già comparso anni prima: nel 1993, accanto a una pensionata strangolata a Idar-Oberstein; nel 2001, vicino al corpo di un commerciante d’antiquariato ucciso con una corda da giardino.

Ogni volta, la stessa traccia di DNA. Mai un testimone, mai un volto.

Il fantasma di Heilbronn: come il DNA contaminato spinse la Polizia a cercare una donna innocente
La poliziotta Michèle Kiesewetter

La caccia diventa ossessione. Si offrono ricompense, si controllano sospetti, si mobilitano squadre in tre Paesi. Le prove sembrano gridare che quella donna esista e che sia un’assassina seriale senza precedenti. Più le indagini si allargano, più lei appare ovunque, come un’ombra capace di attraversare confini e generi di reato con una disinvoltura sovrumana.

Poi, nel 2009, la crepa. Lo stesso DNA compare sul corpo di un uomo trovato morto per cause naturali. Impossibile. La pista porta non a un criminale, ma agli strumenti usati per le indagini.

Fu così che il misterioso DNA trovato praticamente ovunque aveva finalmente una spiegazione, anche se molto disagiante.

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Il fantasma di Heilbronn: come il DNA contaminato spinse la Polizia a cercare una donna innocente
Uno degli identikit realizzati dalla Polizia

I tamponi sterili per raccogliere campioni erano stati contaminati in fabbrica da una donna che li confezionava. Il suo DNA, innocente ma testardo, aveva viaggiato in silenzio su decine di scene del crimine, trasformandola involontariamente nella criminale più sfuggente d’Europa.

Questa soluzione del caso sconvolse tutti in quanto nessuno si aspettava di star usando dei tamponi contaminati con del DNA. Da questa vicenda nacque addirittura una nuova ISO con la promessa di non inciampare più su un errore simile. Il caso del fantasma di Heilbronn fa paura non tanto per la scelta del nome “fantasma” quanto per la sua conclusione

Cosa succede alla nostra sicurezza quando ciò che usiamo per costruirla si rivela fallace?

Il caso della poliziotta uccisa, come molti altri, rimane un mistero ad oggi.

Fonte: Wikipedia


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