Immaginate di andare a messa e ad un tratto veder entrare un asino adornato che da il via a una celebrazione del tutto particolare, con il prete che si mette a ragliare e i fedeli che lo seguono.
Non è un sogno, ne la scena di una performance artistica moderna, è una festa che avveniva davvero durante il Medioevo: la Festa dell’Asino.
Si teneva il 14 gennaio, in onore dell’asino che trasportò la Sacra Famiglia in Egitto. La celebrazione era una ricostruzione storica fedele dell’accaduto, una vera e propria processione. Una ragazza e un bambino, a cavallo di un asino, venivano condotti attraverso la città fino alla chiesa, dove l’animale si fermava poi accanto all’altare durante il sermone del sacerdote.

Ma in che modo il sacerdote ragliava e i fedeli rispondevano?
I dettagli più affascinanti e bizzarri di questa “liturgia rovesciata” (scopriremo dopo il significato di questo rovesciamento) provengono da un manoscritto del XIII secolo rinvenuto proprio nella città di Beauvais. I documenti dell’epoca rivelano che la congregazione non intonava i classici canti solenni, bensì un inno di nove strofe interamente dedicato alle lodi dell’asino.
Ogni strofa si concludeva con un ritornello in francese antico che recitava: «Hez, Sire Asnes, car chantez, / Belle bouche rechignez» (ovvero: «Forza, Sor Asino, cantate! Aprite quella bella bocca»).
Il culmine dell’assurdità, per gli standard moderni, si raggiungeva però alla fine dell’inno. Le antiche rubriche liturgiche ordinavano esplicitamente che il sacerdote non pronunciasse il classico “Ite, missa est”, ma dovesse ragliare per tre volte rivolto verso l’assemblea.

I fedeli, a loro volta, invece di rispondere “Deo gratias”, dovevano rispondere in coro imitando il medesimo verso: «Hinham, hinham, hinham».
Ma perché oggi non esiste più e cosa spinse le persone a celebrare una messa simile ai tempi?
La Chiesa Cattolica ebbe un periodo storico dove si provò a invertire, per un tempo brevissimo, i ruoli all’interno della società. Una vera e propria valvola di sfogo per il popolo. Tutto veniva invertito, i ricchi facevano la parte dei poveri e viceversa, gli ecclesiasti quella dei peccatori e così via. Questo sembra fosse collegato a un vero e proprio rito che, come detto prima, permettesse al popolo di vivere dei giorni dove sfogare in modo carnale e quasi folle le proprie frustrazioni. Un po come avviene per il Takanakuy nel periodo di Natale, dove avvengono risse “controllate” tra persone che hanno un contenzioso da risolvere. Una vera e propria forma di giustizia sociale pratica, dettata da regole tribali che oggi fanno rabbrividire le società più sviluppate.
Nella seconda metà del XV secolo, la Festa dell’Asino venne ufficialmente bandita e cancellata dai calendari liturgici, lasciando dietro di sé il ricordo di un’epoca in cui la fede sapeva concedersi momenti di straordinaria e grottesca leggerezza.
Hinham, hinham, hinham
Fonte: Wikipedia
















