In Cina, e nel mondo fra non molto, un fenomeno sta minando l’economia online: le foto ritoccate per ottenere rimborsi. In pratica molti clienti dotati di convinzione e furbizia stanno usando l’intelligenza artificiale per modificare delle foto di prodotti acquistati online così da ottenere i rimborsi, frodando le aziende.
La furbizia è il limite umano all’intelligenza e al progresso che ne consegue. Per ogni persona intelligente, probabilmente, ne esiste una furba in grado di smontare buoni propositi e progressi di un’idea. Non esiste un modo alternativo a regole ferree e buon senso per combattere la furbizia. Assecondare la furbizia è sinonimo di stupidità in quanto si ottiene sicuramente meno che assecondare il buon senso, pur essendo convinti di aver fatto un affare. Accorgersi poi che così non è, diventa un sigillo tenuto saldo dalla vergogna pronto per sostenere ancora una volta la furbizia.

In Cina il fenomeno delle foto segnalazioni rese false è in crescita e sta cominciando a minare la fiducia dei commercianti per i clienti. Diverse attività commerciali seguono una regola nazionale semplice: se si provvede e inviare una foto credibile del prodotto che non corrisponde a ciò che è stato promesso, si riceve un rimborso senza nemmeno dover inviare il prodotto indietro.
Una politica che, in assenza di furbi, aiuta i clienti ad essere più soddisfatti, oltre agli esercenti che saranno felici di poter ovviare a un problema. In più, non essendo obbligatoria la restituzione, ci si risparmia anche le risorse per ritirare il prodotto e smaltirlo.
Le piattaforme di vendita online stanno rispondendo a questo problema implementando nei loro sistemi algoritmi in grado di riconoscere una foto generata con l’intelligenza artificiale.

Il problema è che le immagini create dall’intelligenza artificiale sono sempre meno riconoscibili in quanto sempre più realistiche. Questo progresso è spinto dalla domanda online di strumenti sempre più affinati e perfetti per scopi di intrattenimento. Se c’è domanda, l’offerta segue, è la regola dell’economia.
È così che persone stanno acquistando frutta online per poi chiedere il rimborso mostrando che è marcia. È così che si acquista abbigliamento per poi provare a farsi rimborsare il tutto con una foto di un maglione rovinato o un vestito strappato.
Se la politica dei resi danneggia l’economia, perché non rivederla?
La risposta a questa domanda viene dall’esempio di Amazon. Di fatto è il Re indiscusso del commercio online e, di conseguenza, anche dei resi. È vero che i resi fraudolenti danneggiano l’economia, ma è anche vero che dare la possibilità di fare un reso o ricevere un rimborso alimenta la voglia di fare acquisti. Psicologicamente, la logica del soddisfatto o rimborsato, fa leva sul rischio percepito da parte del cliente.
La furbizia quindi danneggerà le persone oneste che fanno resi solo quando vi è un motivo reale? Si, in quanto più il fenomeno delle foto false per fare resi cresce, più la logica e i regolamenti dei resi saranno stringenti.
Fonte: scmp.com

















