Alla fine del 1800 i fotografi trovarono un metodo davvero creativo per vendere: le foto-multigrafia.
Tutto partiva da un concetto: come ci vedono gli altri?
È così che in mancanza di tecnologie e software in grado di fare un editing fotografico, la creatività esplose in un’idea davvero semplice e produttiva: usare gli specchi. Nasce così il concetto di quella che venne battezzata come “foto-multigrafia”.

L’idea era quella di riuscire a mostrare a una persona come essa era vista dalla società in ogni angolatura. Un’idea niente male sopratutto se indirizzata a soggetti che spendevano molto per curare la propria immagine pubblica. Ci si può guardare semplicemente allo specchio, è vero, ma come si fa a sapere se visti da dietro siamo belli? Come si ottiene la propria immagine laterale senza dover sforzare la vista come fossimo camaleonti inconsapevoli?

La tecnica della foto-multigrafia usava due specchi posizionati a 75 gradi uno dall’altro. In mezzo si usava mettere solitamente un tavolino così da dare al soggetto un modo per attuare una posa semplice.

Il risultato era uno scatto fotografico in grado di mostrare il soggetto in cinque angolazioni diverse.

Un prodigio per l’epoca. Con lo scatto ottenuto ci si poteva fare un quadro o semplicemente si aveva l’idea esatta di come, chi ti circonda, ti vede.

L’idea della foto-multigrafia non ebbe una vita lunga. Scomparve totalmente dal 1950 in poi a causa del prezzo sempre più economico delle macchine fotografiche e dell’interesse che andò man mano sfumando.

Il fascino delle foto-multigrafie però potrebbe risorgere, magari sulle fondamenta di una società ormai satura di immagini finte.
Fonte: mashable.com















