Frequentavo il terzo anno di scuola superiore a Genova quando decisi che la scuola non faceva per me. Il disagio economico in famiglia, i continui scontri con i Professori ed il sistema scolastico mi avevano provato al punto di cominciare a pensare che quel luogo chiamato scuola altro non fosse che una obbligatoria perdita di tempo.

Ero tra i peggiori della classe. Bullo nel sangue, sempre ribelle, sempre in direzione ostinata e contraria, sempre inconsciamente impaurito della figura autoritaria della scuola. Da quando ho lasciato la scuola ho cominciato a studiare, perché il problema per me non erano i libri ma la mano che ti indicava quali leggere. A 15 anni si sente spesso quello spirito di saccenteria che ti porta a pensare di aver capito tutto, io in quel “spesso” mi ci ero buttato a capofitto. Lasciai la scuola e cominciai la mia vita professionale inseguendo un sogno che oggi posso dire di aver raggiunto.

Ho 35 anni, dal mio ultimo giorno di scuola in presenza, seduto a un banco pieno di graffiti nemmeno fosse il muro di Berlino, sono passati 20 anni. Oggi è il mio giorno prima degli esami.

Dopo un’acrobatica iscrizione come privatista, ad aprile di quest’anno sono riuscito ad avere il programma di studi presso il Liceo Artistico E.Giannelli di Parabita. La sfida era davvero grande: preparare due anni di scuola in un mese e mezzo circa. Non era impossibile, o almeno non lo sembrava. L’occasione di tornare tra le aule scolastiche mi ha dato la possibilità di capire che rispetto a 20 anni fa ciò che si è evoluto di più è il rapporto studenti-professori, ha avuto un balzo in positivo davvero evidente (nonostante in tv si promuovano sempre episodi negativi).


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Sarà che la mia ex scuola era composta da circa 700 ragazzi e una sola ragazza, sarà che gli indirizzi sono diversi, saranno i tempi, quel che è certo è che entrando e osservando l’ambiente del Giannelli mi sembrava di essere in un ambiente universitario, pieno di stimoli, opere degli studenti valorizzate ovunque, in bella mostra. Ciò che mi ha più colpito era l’ambiente sano e creativo nella quale guizzano gli studenti.

Superata la parte burocratica dell’iscrizione, da li in poi la strada ha cominciato a perdere pendenza in salita divenendo sempre più un piacere l’esser percorsa. Mi è stata assegnata una Professoressa col ruolo di Tutor affinché possa seguirmi nel mio percorso da privatista. La Prof. il giorno dell’incontro aveva un sorriso che traspariva dalla mascherina tanta l’energia nell’esser espresso. Dopo un breve incontro con tutti i professori avevo finalmente un’idea di come potevo dare inizio alla mia impresa. Nessuno dei professori ha mostrato una particolare ostilità o altro, la professionalità era spesso a braccetto con l’umanità e in un’ambiente come quello scolastico dove domina il caos a livello burocratico (con tutto ciò che ne concerne) tutto questo si tramuta in un concetto bucolico, volgare ma chiaro: i Professori hanno le palle per fare il mestiere che fanno con passione e sorriso di fronte a tutto.

Tornare a scuola è stato un’occasione per dialogare con il mio inconscio. Mi sono ritrovato a studiare Filosofi che avevo solo sentito prima, artisti dalla storia personale più affascinante della pennellata stessa, movimenti culturali che esprimevano l’indole di una società che se studiata viene compresa, e perdonata, nelle sue debolezze.

Ho sempre pensato che andare a scuola non servisse a niente, oggi capisco che quel "niente" è la risposta a tutto ciò che credi sia utile. Condividi il Tweet

Provare un esame di maturità dopo aver affrontato prove che mi hanno reso forzatamente maturo è illuminante. Anche quando sembra essere l’antitesi dell’utilità, mi sono accorto che a scuola non esistono interrogazioni ma solo dialoghi. Il dialogo è crescita, l’interrogazione è un concetto freddo come la valutazione finale. Pensare che la scuola sia solo voti e interrogazioni è un po come viaggiare tenendo gli occhi chiusi fino all’arrivo.

Il mio giorno prima degli esami (dopo 20 anni dall'ultimo giorno di scuola)
Eccomi all’entrata del Giannelli di Parabita nel mio “primo giorno di scuola”.

Quando mi sono ritrovato ad affrontare il mio primo esame dopo 20 anni mi sono accorto di quanto la cosa mi agitasse si, ma dall’emozione e non dalla paura. La visione della vita è più ampia, in questo modo glie eventi che la compongono sembrano sempre più piccoli e controllabili. La paura della scuola è come un’ombra incombente, da piccolo ti sembra enorme e misteriosa, da grande capisci che è solo un qualcosa che si è messo tra te e il sole calante. La scuola non dovrebbe far paura, poiché la conoscenza è l’antidoto perfetto per ogni timore.

L’esame di grafica mi è servito a capire quanto il mio metodo sviluppato negli anni come creativo multimediale fosse distante dal metodo ufficiale. Entrambi arrivano allo stesso risultato, i percorsi però sono distantissimi. Rimettermi a studiare mi ha fatto capire quanto Socrate avesse trovato la risposta per eccellenza da darsi di fronte allo specchio: io so di non sapere.

Mi sono sentito coccolato dai professori, anche nelle critiche e nel sottolineare alcuni tratti di mediocre preparazione. Quando qualcuno cerca il meglio da te, vuol dire che crede che tu possa esserlo quel “meglio”, questo ti insegna un concetto molto importante: c’è sempre un lato positivo in ogni cosa.

La scuola è una banca da cui servirsi gratis. Nella mia vita ho attraversato periodi di povertà estrema senza mai sentirmi povero, questo perché ho sempre creduto che la cosa più preziosa che possiamo avere è la consapevolezza. I soldi li perdi quando li spendi, la consapevolezza no. Studiare è il fitness dell’esser consapevoli. Studiare non significa solo aprire un libro e leggerlo, studiare significa cercare il silenzio nel caos delle convinzioni. È un atto di umiltà che ti regala il paradiso in terra se compreso nella sua essenza.

Venne il giorno in cui fare la prova orale con tutte le materie. Vedere i Prof. seduti uno accanto all’altro pronti a interrogarmi è stata per me un’emozione enorme. Mi sentivo bene poiché avevo ottenuto ciò che volevo: una possibilità. L’unica nota negativa era il fatto che non potevo condividere l’esperienza che stavo vivendo con mia mamma, nonostante il rapporto conflittuale che abbiamo sempre avuto so che sarebbe stata molto fiera. In compenso ho sempre portato con me il suo santino.

La scuola mi ha insegnato anche questo: guardandomi dentro ho capito di aver imprigionato il mio fanciullino Pascoliano. Grazie all’atmosfera creata dal Giannelli, il fanciullino ha saputo esternarsi in tutto il suo potenziale.

La scuola è il manuale di istruzioni per la vita in quanto ti insegna quello che è stato il senso della vita di chi ha vissuto prima di te. La scuola è ciò che c’è da sapere, la vita dopo la scuola ciò che farai.

Nonostante abbia sempre odiato la scuola, i Professori sono da sempre una costante di luce nella mia vita.

Dopo quasi 15 giorni di esami continui ho avuto il verdetto. Ammesso agli esami di maturità. Ho pianto, è vero, ma non per il risultato. Ho pianto il giorno in cui ho finito l’ultimo esame. Ho pianto dalla gioia di vivere quella possibilità oltre ogni difficoltà della vita. Ho pianto per la consapevolezza della relatività del tempo quando ne comprendi il senso. Il tempo è un dono che puoi regalarti senza togliere niente a nessuno.

Il Giannelli si è rivelato senza dubbio il miglior posto dove capitare in cerca di una scuola che sapesse essere oltre la comune idea di istituzione.

Non mancano i problemi, come in tutte le famiglie. Proprio la consapevolezza portata e alimentata dal sapere però mi insegna che sottolineare in modo ossessivo i problemi è un chiaro sintomo di paura e limite. Lo stato di natura dell’uomo è ciò ce si studia a scuola grazie alle parole di filosofi come Thomas Hobbes, John Locke e il mitico Jean-Jacques Rousseau, ciò che vuoi farne di queste convinzioni, coltivando quelle che saranno le convinzioni del futuro, lo decidi tu.

Parlando in termini complottistici, non esiste solo un “potere forte”, ne esistono due: uno e l’ignoranza e l’altro è la convinzione di non sapere (concetto perfetto per dirigersi verso una crescita continua).

Se ci sarà un diploma nella mia vita non è escluso che voglia continuare con uno spirito masochista ad affrontare altre interrogazioni in futuro, così da frequentare l’Università. Mi piacerebbe studiare psicologia, ad esempio. Nonostante l’atmosfera rilassata e limpida, la mia ansia il giorno degli esami era sempre presente, volevo dare ogni volta il meglio e negli ultimi giorni, specialmente durante gli esami del 5° anno, mi sono accorto di quanto la mia presunzione si mascherasse da ambizione. La scuola è stata anche questo, una bella ripassata della lezione più importante nella vita: l’umiltà.

Oggi mancano meno di 24 ore alla prima prova di maturità. Domani a quest’ora avrò già finito probabilmente. Comunque vada è la possibilità che conta prima del risultato.

Per citare uno dei miei film preferiti, riguardo a domani, io speriamo che me la cavo.

This is a wonderful world.

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