Ci sono lavori dove l’errore si paga. E poi c’è quello del boia, dove l’errore lo paga qualcun altro, con interessi di dolore e umiliazione. Ma se c’è un tizio che ha portato l’arte di “sbagliare il colpo” a livelli da leggenda macabra, quello è Jack Ketch, il boia ufficiale d’Inghilterra nel XVII secolo. Uno che se ti giustiziava, dovevi morire due volte: la prima per l’ascia, la seconda per la vergogna.
Ma partiamo da una domanda esistenziale: è peggio morire o far ridere mentre ammazzi qualcuno?
Jack Ketch, il boia che sembrava un falegname ubriaco
Jack Ketch viene assunto nel 1663 come boia reale. Un lavoro che, ai tempi, era come essere lo “scolapasta umano” del potere: filtravi le teste dai colli e ti beccavi le maledizioni di chi ti guardava.
Il punto è che Jack Ketch non era solo boia. Era una metafora vivente dell’incompetenza col potere in mano. Sul perché avesse il potere in mano nonostante le incapacità, forse il principio di Dilbert potrebbe dare una spiegazione.
Il primo grande disastro lo combina con Lord William Russell, nel 1683. Lord Russell, con un certo british aplomb, gli dà pure una mancia per “dargli un colpo pulito”. Si, hai compreso bene, il condannato paga il boia affinché lo ammazzi come si deve. Jack prende i soldi e glieli restituisce in forma di colpi. Peccato che non fossero quelli giusti: ci vogliono quattro tentativi per separare la testa dal corpo.
E non finisce qui.

Cinque colpi e un coltello: la performance horror col Duca di Monmouth
Nel 1685, Ketch viene incaricato di giustiziare James Scott, I duca di Monmouth, accusato di alto tradimento. Il duca gli dà sei ghinee e prega per una fine veloce. Ecco cosa succede:
- Primo colpo: sbagliato.
- Secondo colpo: sbagliato.
- Terzo colpo: la folla comincia a urlare.
- Quarto colpo: ci si chiede se sia un boia o un idraulico alle prime armi.
- Quinto colpo: sangue ovunque, testa ancora attaccata.
Alla fine, Ketch prende un coltello da cucina e finisce il lavoro come se stesse tagliando un arrosto la domenica. Roba che perfino gli spettatori, abituati alle esecuzioni come noi alle stories su Instagram, lo volevano linciare. E non per pietà verso il duca, ma per decenza scenica.
Quando diventi sinonimo di “boia” senza nemmeno volerlo

La fama di Ketch fu così indelebile che, per oltre due secoli, “Jack Ketch” divenne il nome generico per indicare un boia in Inghilterra. Un po’ come dire “Googlare” al posto di “cercare”, solo che qui cerchi l’anima del condannato.
Morì nel 1686, probabilmente di vecchiaia, ma non si esclude che qualche spirito decapitato male gli abbia dato una spintarella karmica. Difficile dire se sia stato un incapace, un sadico o solo uno con le mani sbagliate nel lavoro peggiore del mondo. Ma una cosa è certa: ha lasciato il segno. Sui colli altrui, ma pur sempre un segno. La speranza è che in una prossima vita, se mai ci sarà, si reincarni magari nell’uomo pagato per star fermo, cosa che si dovrebbe saper fare bene al naturale.
E se la sua goffaggine fosse stata solo una ribellione mascherata?
E se invece Ketch stesse sabotando il sistema dall’interno, uno swing alla volta? Forse, mentre sfigurava nobili col suo coltellaccio, stava solo dicendo al mondo: “Guardate quanto è grottesco uccidere in nome della giustizia”. Ma l’ha fatto con lo stile di uno che ha confuso una testa con una zucca. E allora niente, resta un disastro, storico.


















