La Scomparsa di Georges Perec è uno dei più straordinari esperimenti letterari del Novecento. Un lavoro che richiede genio e follia assieme per esser partorito.
Il vincolo è semplice da enunciare, impossibile da immaginare in pratica: il romanzo non contiene nemmeno una “e”. Non una. In 300 pagine. La sua versione originale è in francese, una lingua dove la “e” è la lettera più usata in assoluto (circa il 15% di ogni testo scritto).
Perec la bandisce completamente, in quello che in linguistica si chiama lipogramma.
Ecco un esempio pratico di lipogramma, un’intera frase costruita senza usare la e:
Anton non dormiva. Fissava il soffitto, l’occhio spalancato, l’animo in tumulto. Giorni, mesi, anni di buio totale. Qualcosa mancava, lo sapeva, ma non riusciva a capirlo. Aprì il diario: ogni foglio vuoto lo schiacciava. Uscì in strada. Nulla. Solo il vociare lontano di ubriachi mattinali.

Ma la vera genialità del romanzo La Scomparsa non è nel trucco in sé ma nell’efficenza della storia contenuta nel romanzo. La storia parla di Anton Voyl, un uomo che soffre d’insonnia, scomparso misteriosamente. I suoi amici cominciano a cercarlo, imbattendosi in indizi, enigmi e morti inspiegabili. È un giallo, un thriller, una commedia nera.
Il titolo stesso è il primo livello del gioco: La Disparition in francese contiene la parola “disparition”, che non ha nessuna “e”. Il titolo enuncia il suo stesso vincolo. La lettera scomparsa è ovviamente la “e”, ma è anche un lutto personale: Perec perse entrambi i genitori durante la Seconda Guerra Mondiale. La “e” di mère (madre) e père (padre). L’assenza diventa allegoria del dolore. Da notare anche come Perec abbia due “e” al suo interno, esattamente come i genitori: due.
La traduzione italiana è un’impresa quasi sovrumana: il traduttore ha dovuto rispettare il vincolo nella nostra lingua, riscrivendo completamente ogni frase. Non è di fatto una semplice traduzione, ma la ricreazione stessa del romanzo. Opera difficilissima.

Georges Perec nacque a Parigi il 7 marzo 1936 da genitori ebrei polacchi emigrati in Francia. Il padre morì al fronte nel 1940, la madre fu deportata ad Auschwitz nel 1943 e non tornò mai più.
Sociologo di formazione, documentarista, saggista, enigmista, sceneggiatore e regista. Perec non stava mai fermo.
Dopo La scomparsa (il romanzo senza “e” di cui abbiamo parlato) scrisse Les Revenentes nel 1972, dove la “e” è l’unica vocale utilizzata.

L’arte è il mezzo più efficace per comunicare. Un artista può parlare di concetti che non esistono descrivendone la bellezza in modo visibile. Se la religione unisce l’uomo sotto un unico ideale, l’arte aggiunge la capacità di dar forma a questo ideale. Se ci si riflette in merito è interessante notare come le religioni più diffuse siano anche quelle che hanno usufruito maggiormente del potere dell’arte. Ogni cosa può essere arte, anche un’idea impossibile diventata possibile grazie alla fede nell’arte e null’altro.
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Fonte: Wikipedia


















