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Quante volte ti è capitato di sentir dire “ah la musica di una volta non la fanno più, i brani di adesso durano poco e non sono paragonabili”. Questa è una delle affermazioni più banali e superficiali che si possano fare sulla musica, eppure contiene una verità innegabile: il sentimento profondo che la musica è capace di risvegliare.

Se in passato ci sono artisti capaci di donare dei brani diventati pietre miliari della musica e dei delicati ricordi di milioni di persone il merito non è da attribuire all’epoca, ma allo spirito di quell’epoca.

Quando la musica doveva essere venduta su un supporto fisico, avente un costo non indifferente per quell’epoca, è normale che l’obbiettivo “vendita” era qualcosa da raggiungere con la qualità, dando il meglio di se e puntando tutto su un brano, o su un album, che doveva rappresentare il meglio di sé, senza scuse. Oggi puoi vendere la musica in talmente tanti modi che preoccuparsi della sola qualità è una vera “perdita di tempo”.

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Nella storia della musica, si è passati dall'importanza di vendersi all'importanza di vendere. Condividi il Tweet

Un brano moderno solitamente tende a seguire le regole base per un brano perfetto. È difficile trovare artisti commerciali capaci di osare. Nella maggior parte dei casi la musica viene gestita come la programmazione del live di Barbara D’Urso: si nota dove va l’attenzione del pubblico, cosa piace e cosa no e gli si serve un piatto pieno di quegli ingredienti, coscienti di raccogliere emozioni scontate che varranno come share a peso d’oro.

Mahmood, con Rapide, ha dato la dimostrazione pratica di cosa significa affidarsi non alle statistiche e ai trucchetti da studio ma al proprio cuore artistico.

Un brano che è in pratica un esperimento riuscito perfettamente. Testo mescolato alla perfezione come fosse il miglior caffè latte con cui far colazione, alterna terminologie dure a una melodia vocale delicata e poetica. Mahmood in questo è la rappresentazione perfetta del concetto di “unire”.

Una ballata che sa essere allo stesso tempo un giro sulle montagne russe per tonalità e ritmica della voce.

Ascoltare Mahmood fa venire in mente i tempi in cui gli artisti si chiedevano quanti come loro, a questo mondo, sapessero portare nei testi.

Una domanda che aveva risposta dopo le vendite e l’uscita del disco. Oggi, in molti casi, avviene il contrario. Basta guardare le statistiche per capire come fare successo, cavalcando un’onda che sembra uno tsunami che in realtà, una volta impattato nelle orecchie di chi ascolta, è capace di dare solo una rinfrescata, dissolvendosi come nebbia la mattina, di quella nebbia che nasconde la realtà agli occhi e, fortunatamente, lascia la terra durando solo il tempo di un volo verso l’alto.

Rapide è un brano che rimarrà nella storia della musica Italiana.

Grazie Mahmood per ciò che dimostri. Sei l’esempio di come in questa terra non conti da che parte stai, ma la direzione che vuoi prendere.