Mangia il suo cavallo da corsa e pubblica foto con didascalia “la miglior carne di sempre”

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La storia che sto per raccontarvi è qualcosa di complesso. Ad un primo pensiero sembrerebbe scontata, da chiudere con una sentenza lapidaria e che vinca il moralismo senza altra via d’uscita, io però cercherò di andare oltre ai classici ragionamento e alle classiche condanne.

Per volontà della ragazza protagonista della vicenda (che ha cancellato il post su facebook) non pubblicherò il suo nome in quanto è stata bersagliata fin troppo da hater di tutto il mondo che dalle offese sono passati alle minacce di morte senza pensarci troppo su.

Userò un nome di fantasia: Brave. La famiglia di Brave alleva cavalli da corsa e possiede una fattoria, fin qui tutto normale. Brave, da sempre circondata dagli animali, ha sviluppato una passione per i cavalli a tal punto di decidere di averne uno tutto per se, da crescere e con cui condividere gioie e dolori, in tutti i sensi. Il nome di questo cavallo sarà (sempre di fantasia) Fulmine.

Ad un certo punto Fulmine si ammala gravemente, sembra che dopo svariati tentativi di curarlo la malattia stesse vincendo su di lui, riducendolo giorno dopo giorno ad uno stato pietoso, sofferente e andante verso la morte. Per non farlo soffrire, assieme alla famiglia, decidono di abbatterlo come si fa con i cavalli (e con tutti gli animali, cani compresi) malati gravemente. Fin qui quasi tutto normale, si perché per molti già l’abbattere un animale sofferente è una scelta sbagliata, scelta che a mio parere non è corretta ma la critica deve sempre essere mossa da persone che possono dimostrare la loro contrarietà pratica all’atto della soppressione e non solo teorica.

Se un cavallo malato terminale non deve essere abbattuto, chi si oppone è lo stesso che lo prende in cura pagando le cure e standogli sempre vicino? Perché se così non fosse vuol dire che è solo ipocrisia e moralismo a buon prezzo.

Una volta abbattuto Fulmine, Brave prende una decisione davvero unica: mangiarlo.

Non nasconde la sua scelta onnivora e il fatto che non sia il primo animale della fattoria che finisce in tavola. Motiva la sua scelta dicendo che a suo parere quello è stato un modo per onorare la sua morte, senza che si trasformasse in cibo per i vermi, si è trasformato in cibo per la famiglia che lo ha cresciuto.

Apriti cielo, critiche a volontà

Su di lei si è riversato un odio assurdo, come se tutti fossimo vegetariani e quei carnivori che commentavano avessero un diritto sacro nel poter scegliere cosa merita di essere ucciso e ammazzato e cosa no.

Il post su pubblicato su Facebook e poi cancellato

Capisco perfettamente le critiche da parte di un vegetariano o vegano, sono pienamente ammesse e hanno oltretutto un senso. Non sono ipocrite o mosse da moralismo cieco: scelgono di non mangiare animali morti, ti rompono il cazzo se lo fai, contando che quell’animale prima lo cavalcavi, peggio ancora. Ma non mangiano carne.

Quelle persone che invece ne mangiano in abbondanza di carne e criticano questa ragazza per il suo gesto magari subito dopo aver dato la scatoletta (di carne) al loro animale domestico o il salamino pocket al bambino, che problema hanno nel criticare? Supremazia fuori controllo?

La coerenza non è un optional Condividi il Tweet

La cosa che ha rincarato la dose di rabbia è stato il commento di Brave quando dice “la miglior carne che abbia mai mangiato”. Il suo, per quanto freddo e senza anima possa apparire, è un commento senza doppi sensi. La carne di un cavallo cresciuto libero e allenato a correre deve essere si migliore delle altre. Poi per il resto sono gusti.

Il problema nella società moderna è che il pensiero che amare gli animali significhi solo accudirne uno, a scelta e secondo le proprie modalità, è ormai radicato. Si amano gli animali come si amano le persone, scegliendo chi, cosa e come. Ma l’amore può avere limiti? E questi possono partire da chi professa di amare?

Chi ha deciso che si debbano mangiare i polli e non i pappagalli, i maiali e non i cani, i conigli e non i gatti, le mucche e non i cavalli da corsa…se amare è una decisione circoscritta, non è amore ma preferenza, scelta, gusto…proprio come per ciò che mangiamo.

Ecco cos’ha fatto in realtà Brave, ha espresso un’opinione sul gusto della carne e questo ha risvegliato la coscienza dormiente di molte persone che pur di continuare a convincersi che amano gli animali si è sentita meglio nel criticare, condannare e odiare. Una volta fatto tutto questo, la sera via di pizza con patatine e wurstel e croccantini al cane con carne disidratata, tanto che cazzo gliene frega di cosa ci sia dentro, occhio non vede, cuore non duole.

Gli animali per una cosa si distinguono davvero dall’uomo: per la coerenza. Se li ami, imitali.