Da decenni ormai l’alimentazione non è solo una questione di sopravvivenza. Mangiamo tanto e spesso mangiamo anche male. Dimagrire quindi non significa solo ridurre o cambiare alimenti nella propria dieta, significa prima di tutto comprendere ciò che mangiamo e perché lo mangiamo in quel determinato modo.
Il cibo è emozione.
Quindi di che emozioni hai bisogno se mangi tanta cioccolata ad esempio? Perché il junk food (ovvero il cibo spazzatura) difficilmente arriva a dare un senso di sazietà se mangiato in quantità ridotte? Le domande sul cibo che mangiamo ci aiutano a riflettere sulla vita che viviamo.

Spesso siamo presi da una quantità di impegni che sembra elevarsi in confronto all’attenzione su ciò che ingeriamo. Per questo motivo ci sono persone che non fanno per nulla caso a ciò che mangiano, alla possibilità che crei una vera e propria dipendenza, che sia dal sapore o dalle tempistiche in cui si arriva a quel sapore.
Tenendo conto che il nemico numero uno dell’uomo è la comodità, quanto incide essa sulla scelta del cibo che mangiamo? Troppo.
Proprio sulla comodità però possiamo agire ancor prima che sui cibi che mangiamo. Una ricerca dell’Università di Manchester ha dimostrato come ridurre il cibo ingerito semplicemente cambiando la mano con la quale lo si afferra.

L’esperimento ha fatto qualcosa di semplice: rendere scomodo mangiare, o perlomeno meno comodo.
Grazie a questa idea si è osservato come le persone impiegassero più tempo per mangiare in quanto concentrati sulla coordinazione della mano non dominante (se siete mancini usate la mano destra, e viceversa). Questa attenzione fa si che il tempo dedicato al cibarsi sia usato con meno nervosismo e velocità. Si perché un grosso problema del cibo confezionato o facilmente consumabile è proprio quello: è comodo da mangiare.

Ecco che allora ci si ritrova a mangiare mentre si guarda la tv (abitudine che sarebbe meglio non prendere) senza far caso alle porzioni che si ingerisce. Mangiare alla ceca in tutti i sensi quindi. Invertendo la mano usata per cibarsi invece si fa attenzione alla porzione afferrata, si fa attenzione anche alla direzione precisa da intraprendere per portare il cibo alla bocca, si fa attenzione anche alla posizione della mano una volta vicino alla bocca così da non far cadere nulla.
No, non è un errore aver scritto tre volte “si fa attenzione” in quanto è proprio questo il concetto che abbraccia l’invertire la mano con sui si mangia: l’attenzione dedicata al cibo.
Sempre che voi non abbiate la sindrome della mano aliena. Li il problema sarebbe un altro.


















