Questo articolo discute pratiche storiche, non consigli medici attuali. Il trapianto fecale è una procedura regolata e solo su prescrizione.
Le feci sono l’elemento naturale più propizio a descrivere come l’uomo associ l’utilità di qualcosa basandosi spesso sull’apparenza e non sull’essenza. Se pensiamo all’impero Romano, ad esempio, sono molteplici i motivi che ne hanno determinato la durata e sopratutto l’espansione. Uno di questi potrebbe essere la medicina.
Ma cosa avevano di speciale i Romani in campo medico? Sapevano che le feci non erano solo un rifiuto da buttare via.
L’uso delle feci nella medicina Romana viene attribuito a Galeno di Pergamo, un medico che scoprì come le feci umane fossero un ottimo rimedio per malattie che avevano come sintomi infiammazioni e simili. In principio analizzò le feci di un bambino che si nutriva regolarmente e in modo equilibrato.

Le persone però non accettavano con grazia di bere o mangiare un prodotto a base di feci (oggi accade una cosa simile nelle carceri con il Nutraloaf, che non è a base di feci ma ne assume l’aspetto) in quanto risultava estremamente maleodorante. Per questo si usava mescolarle con erbe aromatiche così da abbassarne la percezione olfattiva sgradevole.
Sappiamo ciò grazie a una scoperta archeologica che ha rivelato come un’ampolla usata a scopo medico, e ritrovata in una sepoltura, contenesse delle tracce di feci miste a quello che sembra essere del semplice timo.
La scienza odierna, nonostante inevitabili luoghi comuni, sembra comprendere meglio l’uso delle feci nella medicina. Persone con feci sane possono guarire persone con malattie inerenti all’apparato digerente. Non è un mistero né una fake news. Ci sono aziende che cercano donatori che abbiano feci sane e pagano anche 500€ per una donazione.
Rimanendo sempre in tema storico, è celebre un antico vino Cinese che si ricavava proprio dall’uso di feci di bambino, utile a curare malattie delle ossa e contusioni: il vino alla cacca.

Se del maiale si dice che non si butti via niente, dell’uomo neanche. La natura ci insegna come di fatto non esista il concetto di rifiuto, sempre se non si rifiuta di capirlo.

















