Nel cuore pulsante di Hangzhou, sulle sponde del leggendario Lago Occidentale, si erge il mausoleo dedicato a Yue Fei, il generale della dinastia Song che è diventato il simbolo supremo della lealtà patriottica cinese. Eppure, l’attenzione dei visitatori è rivolta ad uno spettacolo molto più crudo e viscerale che si svolge nel cortile antistante dove si vedono cinque statue di ghisa, annerite e lucide per il continuo contatto umano, che ritraggono figure in ginocchio, seminude e con le mani legate dietro la schiena. Questi simulacri appartengono a Qin Hui, sua moglie la Lady Wang e tre loro complici, condannati da oltre otto secoli a subire una punizione postuma che non conosce sosta. Ogni giorno, centinaia di persone si mettono in fila non per rendere omaggio, ma per colpire violentemente le statue con schiaffi, sputi e insulti, portando avanti un rituale di giustizia sommaria che sfida il tempo.
La ragione di questo odio inestinguibile risiede in uno dei tradimenti più dolorosi della storia imperiale. Nel XII secolo, mentre il generale Yue Fei stava riconquistando i territori settentrionali strappati dagli invasori Jurchen, il cancelliere Qin Hui tramò nell’ombra per fermare la sua avanzata. Temendo che il potere militare del generale potesse oscurare la sua influenza politica, Qin Hui convinse l’imperatore a richiamare Yue Fei nella capitale, dove fu imprigionato con l’accusa di alto tradimento.
Quando i suoi contemporanei chiesero prove concrete della colpevolezza del generale, Qin Hui rispose con la celebre frase “Mo Xu You”, ovvero “forse ci sono”, un’ammissione di arbitrarietà che ha reso il suo nome sinonimo di calunnia e infamia in tutta la Cina. Yue Fei fu giustiziato in cella all’età di 39 anni, diventando un martire, mentre Qin Hui è rimasto per sempre il volto del collaborazionismo.

La fisicità della punizione è iniziata ufficialmente nel 1475, quando furono forgiate le prime statue per permettere al popolo di sfogare la propria rabbia.
L’intensità dei colpi è stata tale che, nel corso dei secoli, il metallo si è letteralmente consumato, costringendo le autorità a rifondere le sculture per ben dodici volte.
Anche oggi, nonostante i cartelli ufficiali invitino alla compostezza e vietino atti vandalici, la pressione sociale e il sentimento patriottico rendono quasi impossibile fermare i visitatori. Recentemente, il sito è tornato alla ribalta della cronaca internazionale dopo che un uomo ha aggredito le statue brandendo un pesante coperchio di ferro, a dimostrazione di come la ferita del tradimento sia ancora percepita come un evento attuale e non come un remoto capitolo di storia. Un altra spiegazione, più che plausibile, è che questo luogo diventa di fatto un ottimo motivo per sfogare le proprie frustrazioni.
Questo risentimento profondo ha permeato persino la cultura culinaria cinese. Lo Youtiao, la tipica striscia di pasta fritta servita a colazione, era originariamente chiamato “You Zha Hui”, che significa letteralmente “Qin Hui fritto nell’olio”.
Le due strisce di pasta intrecciate rappresentano il cancelliere e la consorte, destinati a essere simbolicamente torturati nel grasso bollente per l’eternità.
Il tempio di Yue Fei rimane dunque un luogo unico al mondo, dove la storia non si limita a essere letta sui libri, ma viene attivamente “colpita” con il palmo della mano, trasformando un monumento in un monito eterno contro l’infedeltà verso la propria nazione.
Fonti: fanpage.it

















