Una domanda che sembra talmente complessa da esser stupida, eppure non lo è.

Al giorno d’oggi se in Italia, come nel resto del mondo, ti capita di morire per mano di un assassino il problema maggiore non sembra essere perdere la vita, ma essere riesumato in continuazione, almeno ideologicamente, per motivi futili alla tua memoria e utili alla propaganda o ai contenuti televisivi di qualcuno.

Perché la morte è un problema minore? Perché è naturale.

Essere continuamente menzionato, usato per attaccare qualcuno quando si parla di politica, stampato su bandiere e volantini, usato per la creazione di meme utili solo a litigare, questo è peggio che morire, perché si prende tutta la vita di una persona e la si cancella in un attimo, tenendo come buona e come memorabile solo la sua morte.

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Sei stata una persona felice? Avevi delle idee e delle passioni? Frega un cazzo, basta che tu sia morto e che abbia lasciato almeno una foto su Facebook da abbellire con la scritta “Giustizia per…”.

Immaginate un bambino che studia la poesia di Natale per tutto il mese, poi quando si mette in piedi sulla sedia per esporla alla famiglia, si spezza una gamba di quest’ultima e lui cade. Ecco, da quel momento in poi nella storia di quel natale si ricorderà la sua caduta, della poesia e dell’impegno profuso a impararla invece non ce ne sarà più traccia. Almeno secondo il trend che ultimamente si vede in questa nazione, dove il dolore è diventato un business più proficuo della solita e noiosa religione.

Sottolineare gli aspetti della morte di una persona, all’infuori dell’ambito investigativo, e non menzionare mai gli aspetti della sua vita è la rappresentazione perfetta della superficialità applicata a tutto.

La prossima volta che qualcuno ti spiattellerà la foto di una vittima millantando giustizia, rifletti su cosa stia facendo veramente per ottenerla, in senso pratico e concreto e non solo a parole, con quelle siamo bravi tutti, sopratutto quando quelle parole parlano solo della sua morte, lasciando la vita in secondo piano.

Prima la paura era solo quella di morire, oggi bisogna stare attenti a non farlo nel modo sbagliato, perché se qualcuno ci ammazza è molto probabile che molti altri sotterreranno le gesta di una vita con milioni di parole vuote sulla morte.

Quando capita di chiedere giustizia per una vittima, sappiate che potete essere i primi ad ottenerla, evitando altre vittime per lo stesso motivo e commemorando la vita "persa" e non la morte "ottenuta" Condividi il Tweet
Classe 86, Creativo & Autodidatta. Creatore e autore di novabbe.com, nella vita di tutti i giorni godo di riflessioni continue e curiosità cronica. Amo la libertà, la consapevolezza e la satira.