mosche e cocaina

Abbiamo modificato geneticamente le mosche per fargli desiderare la cocaina, ecco perché

Il mondo della scienza non smette mai di stupire, spingendosi in territori che, a prima vista, potrebbero apparire ai limiti dell’etica o semplicemente molto singolari. Recentemente, un team di scienziati presso l’Università dello Utah ha compiuto un passo audace nel campo della ricerca sulle dipendenze.

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Ha modificato geneticamente le mosche della frutta per indurle a desiderare la cocaina.

L’obiettivo di questa insolita manipolazione genetica è, in realtà, estremamente serio: comprendere meglio i meccanismi biologici alla base della dipendenza e accelerare lo sviluppo di nuove terapie per gli esseri umani.

Per decenni, la mosca della frutta è stata una protagonista indiscussa degli studi genetici, un modello ideale per la sua rapida riproduzione e la facilità di manipolazione genetica. Sorprendentemente, umani e mosche condividono circa il 70-75% degli stessi geni responsabili di varie malattie, rendendo la Drosophila un organismo prezioso per investigare le radici biologiche di disturbi complessi, inclusa la dipendenza da sostanze come la cocaina. Il problema, fino ad ora, era che le mosche della frutta non amavano la cocaina; al contrario, la evitavano attivamente.

Gli scienziati hanno scoperto il motivo di questa avversione naturale: la cocaina attiva i recettori del gusto amaro delle mosche, situati anche sulle loro zampe, fungendo da meccanismo di difesa contro le tossine vegetali.

Abbiamo modificato geneticamente le mosche per fargli desiderare la cocaina, ecco perché

La svolta è arrivata quando i ricercatori hanno disattivato geneticamente questi recettori del gusto amaro. Le mosche modificate hanno iniziato a mostrare una chiara preferenza per l’acqua zuccherata infusa con una bassa concentrazione di cocaina, sviluppando una vera e propria predilezione per la sostanza in appena 16 ore dalla prima esposizione. Questa capacità di indurre un comportamento di auto-somministrazione e preferenza per la droga rende le mosche geneticamente modificate un modello potente e scalabile per studiare come la dipendenza da cocaina si sviluppa nel corpo e identificare potenziali bersagli per i trattamenti.

Le reazioni delle mosche alla cocaina sono straordinariamente simili a quelle osservate negli esseri umani: a basse dosi, diventano iperattive e disinibite, mentre a dosi molto elevate, si “bloccano” letteralmente. Questa sorprendente analogia comportamentale rafforza l’idea che la mosca da frutta possa fornire intuizioni cruciali sui complessi percorsi molecolari della droga negli esseri umani. Poter condurre esperimenti su un organismo che si riproduce rapidamente e può essere manipolato geneticamente con facilità significa che la ricerca sui farmaci e sulle terapie per la dipendenza può progredire a una velocità senza precedenti. La scoperta di come superare l’avversione innata delle mosche alla cocaina apre nuove frontiere nella ricerca scientifica, permettendo di testare più rapidamente potenziali molecole che potrebbero un giorno aiutare a combattere una delle dipendenze più pervasive al mondo.

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I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Journal of Neuroscience.

Se ti chiedevi a cosa servissero le mosche, ora conosci almeno un utilizzo di questi insetti: studiare la dipendenza da cocaina.

Fonti: Fruit flies on cocaine could reveal better therapies for addiction


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