Noam Yaron ha nuotato nel Mediterraneo 5 giorni consecutivi tra allucinazioni e micro-sonno

Noam Yaron ha nuotato nel Mediterraneo 5 giorni consecutivi tra allucinazioni e micro-sonno

L’atleta svizzero Noam Yaron ha compiuto un’impresa che sfida i limiti della fisiologia umana nuotando per 177 Km attraverso il Mar Mediterraneo, partendo da Calvi, in Corsica, per arrivare fino al Principato di Monaco. La traversata, durata complessivamente 102 ore e 24 minuti, è stata portata a termine indossando solo un costume da bagno, senza l’ausilio di mute termiche, stabilendo un nuovo record mondiale per la distanza coperta in acque libere e superando il precedente primato detenuto dall’americana Sarah Thomas.

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L’aspetto più incredibile dell’impresa di Yaron riguarda la gestione del sonno e della fatica.

Noam Yaron ha nuotato nel Mediterraneo 5 giorni consecutivi tra allucinazioni e micro-sonno
Noam Yaron

Il nuotatore ha dichiarato di essere riuscito a sopravvivere a cinque giorni e quattro notti in mare aperto grazie a una tecnica di micro-sonno praticata mentre continuava a nuotare.

Secondo la sua testimonianza, una parte del suo cervello rimaneva vigile per analizzare i segnali luminosi provenienti da una corda guida attaccata a una barca di supporto, permettendogli di correggere la rotta inconsciamente mentre l’altra metà del cervello riposava. Yaron ha descritto questa tecnica come un metodo di ipnosi sviluppato in anni di allenamento, definendola l’unica chiave per non soccombere allo sfinimento totale.

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Tuttavia, la privazione prolungata del sonno ha avuto effetti pesanti sulla sua psiche. Yaron ha riferito di aver vissuto allucinazioni intense e inquietanti: in alcuni momenti la sua percezione della realtà era talmente alterata da fargli credere di trovarsi fuori dall’acqua o in luoghi lontani, perdendo completamente di vista la barca che lo seguiva. Oltre ai traumi psicologici, i danni fisici sono stati evidenti: le foto pubblicate sui suoi canali social mostrano mani e piedi con un pallore cadaverico, causato dalla macerazione dei tessuti e dalla lunga esposizione all’acqua salata e al freddo.

Il limite di ciò che possiamo fare come persone non è dettato dalle parole altrui bensì dalle proprie intenzioni. Sembra una frase da film ma di fatto è banalmente reale. Il cervello può deviare dalle scelte che la società ci invita ad abbracciare, prediligendo percorsi che sembrano nuocere al corpo ma non a lui. La mente umana è di fatto il decodificatore dello spirito che ci appartiene.

Nonostante la sofferenza estrema, l’obiettivo di Yaron non era solo sportivo, ma ambientale. Attraverso l’iniziativa “Together For The Ocean“, il nuotatore ha voluto sensibilizzare l’opinione pubblica sulla protezione della biodiversità marina, dichiarando con amarezza di aver visto “più plastica che animali” durante il tragitto.

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L’impresa mira a sostenere l’obiettivo globale di proteggere il 30% degli oceani entro il 2030.

“Mi sento incredibilmente bene, mi sto riprendendo lentamente dalla mia nuotata storica in nome della natura! Non sono ancora riuscito a fare una vera notte di sonno a causa delle ferite e delle bruciature, ma arriverà presto!” ha dichiarato Yaron al Monaco Tribune poco dopo la fine della sua impresa.

Fonte: monaco-tribune.com


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