Anno 1962. L’America sperimentava ancora con quattro computer collegati quella che molti anni dopo sarebbe diventata la rete Internet. In Unione Sovietica un matematico ucraino, Viktor Glushkov, presentò una proposta che sembrava fantascienza: cabliamo tutta l’URSS. Non per mandare messaggi ma per far girare l’intera economia in tempo reale.

Si chiamava OGAS ed era un sistema automatico nazionale per il calcolo e l’elaborazione delle informazioni.
Un network gerarchico: un centro a Mosca, centri regionali, migliaia di terminali nelle fabbriche. Dati che salgono e scendono di continuo. Produzione, risorse, stipendi. Tutto monitorato, corretto al volo. La pianificazione centrale perfetta, cybernetica applicata al socialismo.
L’idea non era nata dal nulla. Un colonnello ingegnere, Anatolii Kitov, l’aveva già buttata lì nel 1959: usare i computer per risolvere il caos della burocrazia. Glushkov la prese e la ingrandì. Pagamenti elettronici. Niente contanti per acquistare un auto di lusso. Prenotazioni online per treni e cinema. Tutto su rete telefonica esistente. Roba che oggi diamo per scontata ma nel 1962 sembrava magia.

E qui arriva il paradosso. La stessa macchina statale che doveva essere salvata dalla lentezza dei fogli di calcolo, sabotò di fatto l’idea. I ministeri capirono subito: meno carta significa meno potere di controllo, o meglio di autonomia. Meno intermediari significa meno poltrone.
Glushkov lo sapeva. Il progetto OGAS funzionava solo se veniva introdotto per intero. Altrimenti era inutile.
Cambiare tutto significava perdere il controllo. E nessuno, nemmeno i compagni più fedeli, voleva perdere il controllo.
Il costo era astronomico. Centinaia di centri di calcolo, ventimila terminali locali. Tecnici da formare. Infrastrutture da costruire. Ma il vero prezzo era politico: i burocrati preferirono tenere i loro piccoli regni in piedi. Il progetto venne ridimensionato fino a diventare una manciata di sistemi isolati per singole fabbriche. Mai una rete nazionale. Questo lo portò matematicamente al fallimento.

Glushkov non mollò. Scrisse fino alla morte, nel 1982. Immaginava una città del domani senza code, senza stress, senza “bustarelle”. I truffatori? Avrebbero rubato solo due ravanelli, in teoria.
Non successe. La tecnologia non fallì. Fallirono le persone che avevano più paura di cambiare che di restare indietro.
Viktor Glushkov affermò:
Beni rari e costosi come automobili, mobili, case di campagna, ecc., potrebbero essere venduti solo attraverso mercati speciali e pagati esclusivamente tramite bonifico bancario. Ora provate a immaginare cosa ne penseranno i truffatori e tutti i ladri di ogni genere, tutti coloro che cercano falle nel sistema per trarre profitto dagli sforzi altrui. Per cosa si dedicherebbero alla loro losca attività imprenditoriale? Per un paio di ravanelli o un gelato? Non credo che si accontenterebbero di questo.
Inoltre, i cittadini di una tale città potrebbero decidere che anche le cene di lusso o le bevande alcoliche debbano essere pagate tramite il sistema bancario. Ciò dovrebbe minare l’esistenza di coloro che offrono servizi in cambio di alcolici (nell’URSS, i liquori forti venivano talvolta usati come moneta di scambio).
Forse non immediatamente, ma un giorno i cittadini avranno a disposizione un insieme completo di servizi essenziali. Ci sarà un sistema che integrerà annunci per cinema, teatro e concerti, orari di treni e aerei. Tutti i biglietti saranno prenotati sulla stessa piattaforma e, naturalmente, potranno essere pagati nello stesso luogo tramite bonifico bancario, con priorità maggiore rispetto ai pagamenti in contanti.
I cittadini di questa città del futuro non dovranno più perdere tempo con tutte queste questioni di poco conto che occupano quasi tutto il nostro tempo libero, e non ci sarà stress inutile.
Fonti: web.mit.edu / web.archive.org / museum.dataart.com


















