Lo sapevate che quando una persona o un animale muore, c’è un altissima probabilità che sui suoi occhi rimanga impressa l’ultima scena che ha visto? Questo vuol dire che, in caso di omicidio, esiste un’ottima probabilità di avere una specie di “foto” dell’assassino qualora la vittima lo abbia visto nell’esatto momento in cui è morta.

Non è facile come sembra e la “foto” non avrebbe una risoluzione soddisfacente da essere affidabile al 100%.

Ma come nasce l’Optografia, ovvero la scienza di estrarre dall’occhio di una persona l’ultima scena vista?

Nel 1924 la Germania fu sconvolta da un caso di omicidio plurimo. Fritz Heinrich Angerstein aveva brutalmente ucciso la sua famiglia, compreso il personale domestico, in un tentativo di omicidio-suicidio andato terribilmente storto. La follia di Angerstein iniziò con l’omicidio della moglie, seguito da un fallito tentativo di suicidio. Ha poi rivolto la sua violenza verso la suocera, la domestica e tutti coloro che vivevano o lavoravano sotto il suo tetto. Una carneficina.

Angerstein fu arrestato e accusato di omicidio, anche se lo stesso negò il tutto attribuendo gli omicidi a un attacco da parte di ladri. Tutto sembrava concludersi in fretta se non fosse per la presentazione di una prova, allora, unica nella storia.

Un professore dell’Università di Colonia era riuscito a fotografare le retine di due delle vittime, rivelando immagini di Angerstein con le braccia alzate che impugnava un’accetta.

Quando Angerstein venne a conoscenza delle fotografie incriminanti, gettò la spugna e confessò. Il caso di Angerstein è l’unico esempio nella storia di un verdetto raggiunto grazie a una prova optografica. Nonostante il tutto ad oggi possa sembrare discutibile.

La “scienza” dell’Optografia

Per molto tempo gli scienziati si sono chiesti se fosse possibile catturare l’immagine della nostra ultima visione in punto di morte. L’idea fu avanzata per la prima volta nel XVII secolo da un frate gesuita di nome Christopher Schiener, che affermò di aver osservato un’immagine debole sulla retina di una rana che stava sezionando.

Tuttavia, fu solo con l’invenzione della fotografia nel 1840 che l’optografia emerse come ricerca scientifica.

Gli scienziati ritenevano che, affinché la retina si comportasse come la lastra di una macchina fotografica, dovesse contenere alcune sostanze chimiche sensibili alla luce, analoghe alla pellicola fotografica delle prime macchine. Le prime fotografie infatti altro non erano che pellicole sensibili alla luce che si “coloravano” a seconda della luce che ricevevano.

Immaginate una pellicola all’interno di una macchina fotografica. Questa apre l’obbiettivo per un tempo brevissimo e nel frattempo la luce colora la pellicola. Il risultato impresso sulla pellicola sarà la foto. Ecco il principio della fotografia.

 Nel 1876, un fisiologo tedesco di nome Franz Christian Boll scoprì la rodopsina, una proteina fotosensibile nella retina, che si comporta esattamente come il nitrato sulla lastra di una macchina fotografica: sbianca se esposta alla luce.

Dopo la morte di Boll, uno dei suoi ammiratori, il fisiologo tedesco Wilhelm Kühne, riprese le sue scoperte. Iniziò a sperimentare su numerosi animali, estraendo gli occhi degli animali molto rapidamente dopo la morte e sottoponendoli a vari prodotti chimici per fissare l’immagine sulla retina.

Optografia: come vedere l'ultima scena impressa negli occhi di un cadavere
Wilhelm Kühne

Il seguente resoconto del biochimico George Wald, vincitore del Premio Nobel per i suoi studi sui pigmenti visivi, descrive uno degli esperimenti di maggior successo di Kühne con un coniglio albino:

Un coniglio albino era legato con la testa rivolta verso una finestra con le sbarre. Da questa posizione il coniglio poteva vedere solo un cielo grigio e nuvoloso. La testa dell’animale è stata coperta per diversi minuti con un panno per adattare i suoi occhi all’oscurità, cioè per lasciare che la rodopsina si accumulasse nei bastoncini. Poi l’animale è stato esposto alla luce per tre minuti. Fu immediatamente decapitato, l’occhio rimosso e aperto lungo l’equatore e la metà posteriore del bulbo oculare contenente la retina posta in una soluzione di allume per la fissazione. Il giorno dopo Kühne vide, stampata sulla retina in rodopsina sbiancata e inalterata, l’immagine della finestra con il disegno chiaro delle sue sbarre.

Optografia: come vedere l'ultima scena impressa negli occhi di un cadavere
L’immagine ottenuta dagli occhi del coniglio.

Come si può notare, l’immagine ottenuta dall’occhio del coniglio in assenza di luce mostra solo una striscia bianca riconducibile alla retina. Una volta esposto alla luce si vedono le sbarre della finestra, poi viene l’immagine presa dopo la decapitazione. Ecco che si distingue facilmente la finestra con le sbarre, l’ultima cosa che effettivamente il coniglio ha visto.

Kühne era ansioso di dimostrare la tecnica su un soggetto umano e nel 1880 si presentò un’opportunità. Il 16 novembre Erhard Gustav Reif è stato giustiziato con ghigliottina per l’omicidio dei suoi figli nella vicina città di Bruchsal. Gli occhi di Reif furono estratti entro dieci minuti dall’esecuzione della sentenza e consegnati al laboratorio di Kühne presso l’Università di Heidelberg. Gli optogrammi (le figure sferiche contenenti la “foto”, come esempio precedente) prodotti da Kühne dagli occhi di Reif non sono sopravvissuti, ma uno schizzo fatto degli stessi appare nelle Osservazioni di Kühne per l’anatomia e la fisiologia della retina pubblicate nel 1881. Non somiglia a nulla di ciò che la vittima avrebbe potuto vedere al momento del suo morte. Tuttavia, è stato suggerito che lo schizzo abbia una somiglianza superficiale con la lama di una ghigliottina, sebbene la vittima non avrebbe potuto vederla poiché era bendata. Altri suggeriscono che potrebbero essere i gradini verso la forca.

Optografia: come vedere l'ultima scena impressa negli occhi di un cadavere
Lo schizzo ottenuto dall’immagine impressa negli occhi del condannato a morte

Anche se Kühne non riuscì a ottenere un optogramma adeguato da un occhio umano, l’idea di preservare le ultime immagini di una persona deceduta continuò a esercitare una forte presa sull’immaginazione vittoriana.

Quando fu suggerito che si potevano ottenere optogrammi dalle vittime di omicidio per identificare il loro aggressore, la società francese di medicina legale si preoccupò e chiese al dottor Maxime Vernois di condurre uno studio per esaminare la fattibilità dell’ammissione degli optogrammi come prova nei processi per omicidio. Vernois uccise non meno di diciassette animali e ne sezionò gli occhi, senza ottenere risultati. In seguito notò:

È impossibile trovare sulla retina di una vittima il ritratto del suo assassino o la rappresentazione di qualunque oggetto o tratto fisico che si presentasse ai suoi occhi al momento della morte.

Nonostante il verdetto di Vernois e gli esperimenti falliti di Kühne, gli investigatori speranzosi persistettero nel loro tentativo di catturare fotografie degli occhi delle vittime di omicidio, aggrappandosi alla speranza che tali immagini potessero aiutare a risolvere i casi penali. Nel 1877, quando un’anziana donna di nome Frau von Sabatzky fu assassinata a Berlino, la polizia fotografò i suoi occhi subito dopo il ritrovamento, ma le immagini non fornirono alcun indizio.

La fotografia del bulbo oculare è stata presa molto sul serio anche negli Stati Uniti, come nel duplice omicidio di Laura Shearman e Cynthia Davis, negli omicidi con l’ascia Villisca del 1912 e nell’omicidio di Tracy Hollander nel 1914. Gli investigatori che indagavano sugli omicidi di Jack lo Squartatore in Gran Bretagna nel 1888 proposero anche loro di provare la tecnica della optografia.

L’idea della credibilità della optografia era comunque così diffusa che alcuni assassini fecero di tutto per distruggere i bulbi oculari delle loro vittime, come nell’omicidio del poliziotto George Gutteridge nel 1927, un poliziotto disarmato che fu crudelmente colpito a entrambi gli occhi. In un altro caso, nel 1990, una donna in Alsazia uccise la suocera e poi le cavò gli occhi nel tentativo di distruggere le prove.

All’inizio del XX secolo, gli investigatori avevano abbandonato la speranza che l’optografia potesse diventare un’utile tecnica forense. Nonostante ciò, nel 1975, la polizia di Heidelberg cercò l’esperienza di Evangelos Alexandridis dell’Università di Heidelberg per riesaminare gli esperimenti e le scoperte di Kühne, sfruttando moderne tecniche scientifiche, conoscenze aggiornate e attrezzature avanzate. In un modo che ricorda Kühne, Alexandridis è riuscito a generare diverse immagini distinte ad alto contrasto dagli occhi dei conigli. Tuttavia, concluse definitivamente che l’optografia non aveva alcun potenziale come strumento forense.

Fonte: Wikipedia / The College of Optometrists