Dietro ogni insulto c’è una storia. Non è la storia di come nasce quella diatriba o di chi ha ragione storicamente, ma della parola stessa usata per insultare. Ogni parola ha una storia e scoprirla porta a rispettarne il senso maggiormente, oltre che a comprenderlo a pieno. Ciò che studia la storia delle parole e il loro significato è l’etimologia.
La lingua Italiana è composta da decine di parole volte ad essere denigranti o semplicemente insulti.
Ogni insulto ha una storia e spesso questa si rivela una sorpresa in quanto inimmaginabile.
Ecco 10 esempi di insulti nati da parole davvero casuali:
Lavativo (fannullone)
Indicava quello che oggi conosciamo come clistere. Nelle caserme dell’Ottocento chi aveva bisogno del “lavativo” era un soldato che fingeva malattia per evitare le fatiche, scaricandole sui commilitoni.
A vanvera (parlare a sproposito, a casaccio)
La vanvera era un marchingegno di metallo che si infilava sotto le gonne ampie delle aristocratiche del Settecento per raccogliere e convogliare discretamente le flatulenze. Dal tubo raccogli flatulenze al concetto di cosa fatta insensatamente e senza pensiero il passo è tortuoso. Parlare a vanvera quindi significa letteralmente sprecare fiato, o perlomeno trasformarlo in flatulenza.
Tirapiedi (persona servile e priva di dignità)
Era il mestiere letterale di un collaboratore del boia: tirava i piedi all’impiccato per accelerarne la morte e accorciarne l’agonia. I tirapiedi “più umani” lo facevano per pietà. Oggi indica semplicemente il leccapiedi d’ufficio, con un notevole abbassamento della soglia di orrore.
Mamozio (persona goffa e credulona)
Nel 1704 a Pozzuoli, durante i lavori di costruzione di una chiesa, venne ritrovata la statua di un politico romano, Mavorzio, priva di testa. Gliene fu attaccata una di rimpiazzo talmente sgraziata e ridicola che la statua divenne il simbolo della goffaggine. Il nome del povero politico decapitato, storpiato nel tempo, è diventato un insulto napoletano.
Votacantere (persona sporca e malandata)
Nell’antica Napoli il votacantere era chi per mestiere svuotava (votava) i vasi da notte (i càntari), cioè i pitali. Degno di nota il sinonimo siciliano: iettasicchia.
Abbindolare (raggirare) o Bindolo (truffatore)
Il bindolo era uno strumento girevole che avvolgeva il filo estratto dai bozzoli di seta, o la macchina a ruota che sollevava acqua dal pozzo grazie al tiro di un quadrupede. Il fatto che girasse attorno a qualcosa producendo un risultato ha generato metaforicamente il concetto di “girare intorno a qualcuno per raggirarlo”. Chi abbindola è il truffatore, il bindolo.
Fareniello (cascamorto, narcisista)
A Napoli gli attori poveri non potevano permettersi la cipria e si spargevano in viso la farina per apparire più giovani in scena, con risultati evidentemente deludenti. Da quella maschera di farina fasulla è nato un termine che indica chi vuole sembrare diverso da ciò che è.
Voltagabbana (opportunista, traditore)
Durante le guerre di religione tra cattolici e protestanti, i soldati indossavano casacche bicolori (un colore all’esterno, uno all’interno) in modo che passando da uno schieramento all’altro bastasse rigirare il vestito per cambiare “parte”. Il gesto fisico di rovesciare il cappotto è rimasto come metafora del tradimento politico, a secoli di distanza.
Scamorza (stupido)
Il formaggio scamorza prende il nome dall’espressione napoletana “capa mozza”, cioè “testa mozzata”, per la sua forma strozzata. Da formaggio senza testa a persona senza cervello il salto è cortissimo. L’idea di insultare qualcuno paragonandolo a un formaggio che si chiama così perché sembra decapitato ha una sua eleganza surreale.
Bastardo (persona spregevole)
Deriva dall’antico francese bast, che significa “sella”. La sella serviva per montare i muli, animali nati dall’incrocio tra asino e cavalla (due razze diverse). Da sella da mulo a figlio illegittimo a persona di indole spregevole: tre salti concettuali in un termine di uso quotidiano che nessuno associa più a un accessorio equestre.
Se la scoperta delle origini di questi insulti ha acceso la tua curiosità, sappi che esiste un vero e proprio Dizionario degli Insulti che contiene la spiegazione di ben 1000 parole. Un viaggio tra storia, curiosità, abitudini e accostamenti da far cadere le braccia.

Usare parole che non si conoscono, è di fatto un insulto alla propria intelligenza. Non comprenderlo è la dimostrazione che un insulto è l’ultimo dei problemi.
—
Leggi i pensieri gourmet


















