Quando fu inventato il telefono, le sue dimensioni non erano ridotte come quelle odierne. Un Telefono occupava uno spazio importante e pesava, per questo vennero prodotte tra il 1920 e il 1950 quelle che vennero definite ironicamente “panchine del pettegolezzo“.
Se parlare dei fatti altrui ricalibra la propria posizione sociale, farlo comodamente seduti a una sedia rendeva anche confortevole questa coccola dell’ego.

I telefoni in casa, prima di queste panchine, occupavano uno spazio importante. Quando si riceveva una chiamata ci si poteva intrattenere anche diversi minuti con la cornetta all’orecchio, parlando di fatti altrui o meno. Il ché era abbastanza scomodo se restavi in piedi.

Fù così che venne ideata una seduta con incorporato un piccolo mobile, o semplice spazio in alcuni modelli, dove appoggiare il telefono. La panchina aveva una caratteristica univoca per tutti i modelli: lo spazio per la guida telefonica.
Una guida telefonica che si rispetti aveva migliaia di pagine e numeri di telefono consultabili. questo la rendeva scomoda da portare in giro e da consultare. Ecco che far tutto ciò da seduti risultò molto più comodo. Quasi come fosse un vero e proprio rito del pettegolezzo.

Conosciuta anche come tavolino da telefono, la panchina del pettegolezzo è ormai un pezzo di antiquariato quasi introvabile. Per questo motivo è molto amata da collezionisti e mercanti vintage odierni.
Da quando abbiamo potuto comunicare tra umani, non sempre lo abbiamo fatto per cose importanti o edificanti. Il confronto, specie attraverso un apparecchio tecnologico, è spesso servito per sentirsi meno soli. Nelle proprie convinzioni, nei propri disagi. Comunicare è un bisogno primario, più del sesso. Per questo se ne parla più di quanto se ne fa.
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Chissà come avrebbe recensito questa panchina Samuel Wilmot, il ragazzo che per un periodo della sua vita lo ha fatto come lavoro praticamente: recensire panchine.
Fonte: backthenhistory.com


















