Un brano rap per gli extraterrestri, ecco “Il paradosso di Fermi”

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Il panorama rap italiano ci sta sempre più riempiendo di brani composti e scritti su misura per il pubblico. Come nella politica, sembra che anche nella musica il famoso “populismo” vinca a mani basse. La conseguenza di un comportamento simile da parte degli artisti sta portandoci ad avere brani che praticamente sono la fotocopia uno dell’altro.

Si intenda, il discorso non vale per tutti, mi riferisco solo a una buona fetta di artisti che riconoscerete dai primi fan che risponderanno con odio alle affermazioni appena fatte. In una canzone rap la parte più importante era il testo, adesso è la base. Senza un buon produttore non vai da nessuna parte, se poi ci metti un vocoder come dio comanda, allora la strada si spiana da sé.

C’è però chi ha scelto di esprimersi ancora a parole proprie, scritte e cantate per suscitare qualcosa in più delle mani al cielo. Gli Shark & Groove (leggi qui la loro intervista) sono tornati con un brano che al posto delle mani, vi farà alzare gli occhi al cielo: “il paradosso di Fermi”.

I due ragazzi che mi hanno conquistato il cuore per la loro grinta, la loro franchezza e sopratutto la loro voglia di comunicare la parte migliore che la vita gli ha fatto vedere, sono tornati con un brano che a mio parere sfonderà e non poco. Il paradosso di Fermi è un messaggio al cielo, un modo per trovare la libertà senza cercarla dove la si vorrebbe, una canzone scritta e musicata per far ciò che la musica fa al naturale: arrivare ovunque.

Facciamo due chiacchiere con i Shark e Groove per sapere qualcosa in più.

Come mai avete scelto proprio questo titolo?

Shark: Volevamo parlare della solitudine in maniera meno convenzionale e farne carpire le varie sfumature. Per fare questo abbiamo pensato all’interrogativo forse più grande che l’umanità si sia mai posto, tanto semplice quanto profondo, siamo realmente soli? Ci sono altre forme di vita nell’universo? Quindi abbiamo deciso di chiamare il brano “Il paradosso di Fermi ” nome che è stato attribuito al quesito postosi dal fisico italiano Enrico Fermi.

Come dicevo nell’intro, molto pezzi rap ultimamente stanno facendosi contaminare in maniera esagerata. Suoni sempre uguali che sembrano essere l’imitazione cinese degli originali americani. In un panorama dove vince lo sfarzo e la luce voi scegliete di fare un video al buio con una base “suonata” più che “pimpata”. Cosa vi da questa sicurezza nel fare arte cucita completamente sulle vostre idee?

Groove: Può sembrare una cosa studiata a tavolino per andare contro il “sistema” e la scena rap del momento, ma semplicemente continuiamo a fare ciò che ci piace, senza pensare se possa funzionare sul mercato discografico o meno. Cos’è la musica se non l’espressione della propria anima? Più che una sicurezza è un un’esigenza. Per quanto riguarda le basi, sono musicista e sono influenzato da gruppi e generi differenti. Preferisco che il sequencer suoni solo una batteria, visto che gli altri strumenti ho la possibilità di suonarli e registrarli.

Ad un tratto Shark dice una frase bellissima: Non ci sarebbe l’arte se non ci sentissimo soli. Guardando in faccia la vostra vita, ciò che avete fatto e ciò che siete diventati, avreste preferito non sentirvi soli?

Shark: Penso che la solitudine faccia parte dell’essere umano e aggiungo “grazie a Dio”. La solitudine ti spinge alla ricerca, ti spinge a circondarti di amici, si so che pensate “Ma se si è soli come si possono avere amici?” Solitudine non vuol dire non avere nessuno nelle proprie vite, si può essere soli anche in una stanza affollata. Io non mi sento mai solo e mi sento sempre solo, sono pieno di amici, di cugini (ne ho 27 di primo grado e sono legatissimo anche con quelli di quinta generazione) eppure a volte mi sento incompleto. Siamo come le stelle nel cielo, dalla terra tutti pensiamo che siano l’una accanto all’altra eppure sono separate da migliaia di anni luce. Il paradosso di Fermi è la continuazione del viaggio iniziato con “Ted Mosby”. Negli ultimi mesi ho rivisto ben sei volte un film d’animazione giapponese che consiglio a tutti “Your name “. Taki (il protagonista) ripete sempre una frase “Mi sento sempre come se stessi cercando qualcosa, qualcuno”

Il Paradosso di Fermi ha una carica punk non indifferente, mi ricorda i periodi in cui una delle figure più coraggiose nell’ambito rap componeva quello che poi passò alla storia come “rap’n’roll”. Qual’è stata la vostra ispirazione nel comporre questo brano e qual’era la meta che volevate raggiungere a livello musicale?

Groove: Indubbiamente il J-Ax di quegli anni ha aperto in Italia una nuova “corrente musicale”, come anche Caparezza. Posso dire che il punk rock degli anni 2000 ha plasmato il mio sound insieme alla scena rap di quei tempi ovviamente. Ho ascoltato e continuo ad ascoltare musica a 360 gradi e questo forse ha contribuito ad avere una musicalità non etichettabile, infatti nell’album a cui stiamo lavorando ci sono varie sonorità.

La parola che mi viene in mente guardando il video e pensando al contesto è “limiti”, come quello di poter dare una risposta al paradosso di Fermi. Se le possibilità vengono viste come un fattore positivo, come vedete il concetto di “limite”?

Nei nostri brani abbiamo parlato molto spesso di limiti, in “Ho cambiato la realtà ” diciamo : “Musica da brividi non ci poniamo limiti ” oppure in “Oltre ogni limite” c’è un verso che fa “Le regole e i limiti son fatti per essere infranti “. Siamo cresciuti con Dragon ball in cui i Saiyan vivono per superare i propri limiti, cosa che riescono a fare soprattutto dopo essere stati sconfitti. Questa è una cosa che mi ha sempre affascinato, per forza di cose la mia vita è stata una continua sfida con me stesso e fino ad ora ho sempre vinto. Quindi penso che i limiti siano più che positivi perché aiutano a crescere e a migliorarci

Grazie ai Shark & Groove per questa ennesima dose di musica, coscienza e divertimento. L’arte nasce si dalla sensazione di solitudine, meno male però che è solo una sensazione, perché di fatto non siete soli, non siamo soli.