La macchina per partorire usando la forza centrifuga. Quando il bambino esce al volo.

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È il 1965, George e Charlotte Blonsky, una coppia di New York, brevetta un’idea che passerà alla storia come una vera e propria idea di merda, anche se poi, forse, avrebbe anche funzionato.

La macchina per aiutare una donna partoriente usando la forza centrifuga.

L’idea è semplice e le motivazioni che spinsero la coppia a realizzarla furono anche abbastanza valide. Non avevano figli e forse avrebbero voluto creare uno strumento per rendere meno doloroso (e pericoloso) il parto.

La macchina brevettata e costruita (anche se mai adottata ufficialmente da nessuno) funzionava in un modo semplice. La donna che stava partorendo veniva sistemata al centro della macchina, distesa, con le gambe divaricate e il busto bloccato. Aveva le mani libere e le gambe erano tenute fissate alla macchina in modo comodo, così che la donna non fosse del tutto paralizzata.

Il volto della partoriente veniva tenuto dritto da un’asta trasversale alla macchina, aiutando la paziente a tenere ferma la testa e a ridurre così eventuali nausee o giramenti di testa.

Al di sotto delle sue gambe c’era una vera e propria rete che serviva per accogliere il bambino una volta spinto fuori dalla forza centrifuga. Che figata.

Il funzionamento era semplice. Nel momento del parto il medico avrebbe avuto il comando della rotazione del corpo. Una rotazione ben amministrata poteva significare una spinta controllata del bambino fuori dal corpo della madre, ovviamente sempre aiutandosi con la spinta naturale del corpo.

Nonostante la curiosità, la macchina di George e Charlotte Blonsky non ebbe per nulla successo, anzi finì si agli onori della cronaca, ma di quella sbagliata. Nel 1999 vinse il “Ig Nobel”, un premio che viene dato alle invenzioni più trash diciamo.

Nel 2014, la Science Gallery di Dublino ha realizzato un modello dell’invenzione di Blonsky. Non era però un vero e proprio tributo, ma un oggetto indispensabile per la mostra “Fail Better” che mostrava idee capaci di aver fallito in modo spettacolare.

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