I trampoli, due semplici assi di legno che sfidano la gravità, sono stati per secoli il biglietto d’ingresso per un mondo sospeso sopra le paludi di Landes, in Francia.
In Francia i pastori non camminavano semplicemente: danzavano sui trampoli.
Non era solo una questione di sopravvivenza, ma un modo di vivere che trasformava la necessità in qualcosa di più poetico. Immagina un uomo, alto come un albero, che guida le sue pecore con un lungo bastone, mentre il cielo si riflette in pozzanghere che ma calpesterà. Sembra il soggetto di un quadro surrealista di Dalì, eppure era la realtà di Landes fino al secolo scorso.

La regione, un tempo povera e senza strade, era un labirinto di acquitrini dove mettere un piede in fallo poteva significare sprofondare. Così, i pastori si alzarono, letteralmente, sopra il problema. I loro trampoli, chiamati “tchangues” (gambe grandi), erano alti fino a un metro e mezzo, con cinghie robuste per i piedi e un bastone per l’equilibrio.
Da lassù, il mondo cambiava prospettiva: le pecore sembravano puntini bianchi in un mare verde, i lupi si scorgevano da lontano, e il fango non era più un nemico. Questi pastori non solo camminavano, ma correvano, saltavano, e qualcuno, incredibilmente, lavorava a maglia mentre sorvegliava il gregge.

La destrezza era tale che, nel 1808, un gruppo di trampolieri accolse l’imperatrice Giuseppina, tenendo il passo con i cavalli al trotto, come cavalieri di un’epoca senza armatura.
Ma non erano solo i pastori. Uomini, donne, bambini: tutti a Landes crescevano con i trampoli ai piedi, imparando a piegare il legno alla loro volontà.

Le donne raccoglievano fiori chinandosi senza cadere, i postini consegnavano lettere, e i bambini giocavano, trasformando un bisogno in un’arte. Nel 1891, un panettiere di nome Sylvain Dornon portò questa tradizione al confine dell’impossibile: camminò da Parigi a Mosca, oltre 2800 chilometri, in soli 58 giorni, sempre sui trampoli.
L’ingegno umano è un dono della natura che dovrebbe raccontarci del cosa essa abbia previsto per l’uomo. che ruolo abbiamo sulla terra? Usare il nostro ingegno per convivere con essa superando leggi e realtà cruente con ingegno e idee di condivisione, convivenza e sensibilità nel prossimo essere vivente.
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Chissà cosa sarebbe stato vedere in campagna vedere le tracce lasciate dai pastori sui trampoli e dai trafficanti con le scarpe da mucca, insieme.
Fonte: mossandfog.com


















