Le vere difficoltà nella vita sono quelle che non dipendono da te. Se non puoi usare un braccio, ti rimane la possibilità di usare l’altro. Se qualcuno invece te li ferma entrambi allora non puoi usare nulla. Le altre persone, in senso fisico e mentale, possono essere per noi un limite molto più difficile da sormontare dei limiti che la natura ci impone.

La dimostrazione pratica di questo concetto è la vita di Paul Alexander, conosciuto da tutti come l’uomo nel polmone d’acciaio. La sua storia è sinonimo di forza, volontà e surclassamento dei limiti. Paul aveva 6 anni e quell’estate in Texas ci fu un’epidemia di Poliomielite, un virus in grado di causare il blocco di alcune parti del corpo. Per questo motivo vennero chiusi tutti i locali pubblici con la speranza di attenuare e poi fermare l’epidemia.

La poliomielite, una volta entrata nel sangue, può causare il blocco di qualunque parte del corpo. Solitamente la si riconosce quando colpisce gli arti inferiori o superiori, riducendo il braccio o la gamba ad essere visivamente ridotta rispetto a l’arto sano. L’aspetto solitamente è quello di un osso cresciuto meno e un muscolo praticamente inesistente. Negli anni 60 la Poliomielite si diffuse spaventosamente, oggi esiste un vaccino per combatterla ed infatti i casi sono scesi drasticamente.

Paul Alexander in meno di tre mesi si ritrova paralizzato.

Vive in un polmone d'acciaio per 65 anni, diventa avvocato ma non si sposa a causa della suocera. La storia di Paul Alexander

Sopravvive grazie ad un polmone d’acciaio che tecnicamente lo fa respirare in quanto la poliomielite ha paralizzato gran parte del suo corpo lasciandogli libero il collo, i muscoli del viso e buona parte delle braccia. Paul accetta da subito questa condizione affrontandola in modo significativo. Grazie all’ingegno del padre che gli realizza una sorta di penna improvvisata da usare con la bocca, comincia a leggere per distrarsi dalla sua condizione.

Legge tanto e scrive altrettanto. Cresce, nel polmone d’acciaio, e cerca di stare al passo con i suoi coetanei, almeno per ciò che concerne lo studio.

Paul Alexander non vuole arrendersi alla sua condizione per questo decide di combatterla non solo con la tenace sopravvivenza fisica, attua anche quella che potrebbe definirsi una sopravvivenza sociale. Vuole un posto nel mondo del lavoro e lo ottiene. Studia legge al college, dove diventa una specie di attrazione per gli altri studenti che simpatizzano e supportano Paul e la sua particolare condizione. Studia al college dove è stato portato assieme all’inseparabile polmone.

Terminati gli studi riesce a laurearsi diventando una avvocato a tutti gli effetti.

Proprio al college conosce una ragazza e i due si innamorano. Claire diventa ufficialmente la sua fidanzata. Tutto sembra andare liscio, sembra.

Quando la mamma di Claire viene a conoscenza della loro storia, impone alla figlia, senza se e senza ma, di lasciare subito perdere la storia con Paul. Questo traumatizza la coppia e Paul, che vorrebbe prendere la situazione in mano, prova disperatamente a far riflettere la futura suocera attraverso la fidanzata. Il risultato è stata una sola chiamata al telefono dove la suocera ha ben spiegato di non essere d’accordo sulla loro relazione, usando una freddezza ancor più fredda dell’acciaio che avvolge Paul.

I due si lasciano e Paul affronta una realtà che fino a quel momento aveva ponderato con la sua forza. Non poteva stare con lei a causa della sua condizione. Nella sua biografia descrive il periodo successivo a quella consapevolezza come uno dei più difficili della sua vita. Che tanto facile come vita non è stata.

Vive in un polmone d'acciaio per 65 anni, diventa avvocato ma non si sposa a causa della suocera. La storia di Paul Alexander
Paul ha scritto un libro sulla sua vita, una biografia uscita da ore e ore passate a scrivere con la penna in bocca. Clicca sulla copertina per leggerla.

Ci pensate però a quanto sia bizzarro il concetto? Paul, in un polmone d’acciaio, riusciva a decidere per se stesso (nei limiti della sua malattia). La fidanzata Claire no, ha deciso la madre per lei in un certo senso. O il suo non era vero amore, o le sue non sono vere scelte. Si perché tutti dipendiamo da qualcosa, la differenza la fa quanto accettiamo da quel qualcosa e quanto invece ci allontaniamo. Se quel qualcosa è un genitore che ti paga gli studi e la vita in generale, la dipendenza può essere molto più alta (seppure nascosta agli occhi) di quella dovuta a un polmone d’acciaio.

Fonte: ladbible.com