Quando parliamo della Bibbia è bene tenere a mente che non è un testo giornalistico o un almanacco qualsiasi, bensì è il testo religioso tra i più conosciuti al mondo nato con un obbiettivo preciso: la propaganda religiosa.
Molti contenuti della Bibbia sembrano crudeli, in collisione completa con il messaggio che la religione vuole trasmettere, specie quella Cristiana, di convivenza pacifica e accoglienza del prossimo. Non è un caso e nemmeno una contraddizione, è marketing ancestrale praticamente.
Se vuoi essere compreso alla perfezione da una persona devi parlarle con un linguaggio che riesca ad associarsi a lei. Questo vuol dire che se stai scrivendo un libro che parla di un Dio e vuoi sottolineare quanto questo Dio sia forte e quanto non convenga mettersi contro, devi parlare di conseguenze che prevedono la morte, non altro.
La credibilità della fantasia parte sempre da un’immagine reale. La morte è la cosa più reale che una persona in vita possa vedere.
Ecco perché sia nella Bibbia che nei Vangeli ci siano storie che sembrano confuse ma di fatto rappresentano un concetto e non sono fatti di cronaca reali e documentabili. Sono passati migliaia di anni dalla scrittura della Bibbia e dei Vangeli, riuscire a ricostruire la credibilità di ogni episodio con prove tangibili o dimostrabili è praticamente impossibile.

Dio, nel vecchio testamento, è un “personaggio” narrato che ha bisogno di acquisire credibilità tra i lettori, per questo oltre alla magnificenza delle proprie azioni è spesso autore di veri e propri omicidi di massa. Con Dio non si scherza, è questo il concetto.
Le religioni nascono in primis, secondo Yuval Harari autore del libro Sapiens, come strumenti di controllo e autocontrollo. In una società fatta da più individui, controllare che nessuno faccia proprie le risorse di tutti non è un’opera facile. Se ci metti il concetto che esiste una forza suprema in grado di punirti se lo fai, ecco che hai creato una strategia di controllo basata sulla paura di ciò che non vediamo, paura facilmente stuzzicabile.
Per questo motivo Dio nella Bibbia è autore della morte di milioni di persone.
Si ma quante sono precisamente? Tommie Trelawny, Youtuber si è messo a contarle. A quanto pare, esaminando la versione di Re Giacomo e contando tutte le persone che Dio uccide si finisce con un numero davvero elevato. “In tutto l’Antico Testamento, Dio è responsabile di una serie di disastri naturali”, afferma, “dall’annientamento della vita sulla Terra con un diluvio apocalittico allo scatenare piaghe devastanti di proporzioni bibliche”.
Il conteggio ha tenuto conto solo delle cifre precise e non approssimative, arrivando alla cifra finale di 2.559.449 persone.
Non sappiamo quante persone abitassero la terra nel momento in cui avvenne il diluvio universale, ad esempio, altrimenti la cifra potrebbe decuplicare.
Tutti morti, nel racconto della Bibbia, per un solo motivo: la credibilità.
Oggi il livello culturale in generale è molto più alto di duemila anni fa. Oggi dire che Dio uccide chi non rispetta la sua legge sarebbe controproducente, meglio insistere sul concetto di inferno e su quello di infernale. Una volta instillata bene la concezione che esiste una vita dopo la morte, perché mettere ancora in discussione la vita prima?
Geniale. La religione è una cosa molto seria, a prescindere da questi particolari che accarezzano perfettamente il concetto sensazionalistico. Tenerne conto però aiuta a comprendere il lato umano di qualcosa che diversamente sembra solo divino. È una questione di equilibrio, non altro.
















