Al mondo ci sono decine di lavori davvero bizzarri, piangere al funerale a pagamento è uno di questi.

Anche se potrebbe sembrare strano, questa figura professionale che si attiva quando il parente di un deceduto ne richiede la presenza, spesso anche pagando, non è una nuova moda, anzi, è un’usanza davvero antica che abbiamo adottato anche qui in Italia in un passato non troppo remoto.

Il ruolo di queste “piangi morti” è semplice. Arrivano al funerale e portano con se una carica di lacrime, urla, grida e strazio, capace di alimentare e amplificare il dolore dei parenti del deceduto.

In alcune zone dell’Africa i funerali sono una specie di “festa” dove si celebra il defunto e si accompagna la sua anima tra lacrime, musica e preghiere. Non c’è nulla da scandalizzarsi di fronte a questi tipi di usanze, in fondo se penso ai funerali a cui ho assistito, ho visto delle robe assurde avvenire durante la veglia, quindi nessuno scandalo.

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Figure come questa “piangi morti” Africana sono esistite, fino agli anni 80, anche in Italia. Sono conosciute come le “prefiche” e fanno esattamente la stessa cosa che si vede nel video della donna Africana.

Le prefiche sono figure antichissime, ve ne è traccia addirittura nell’antica Grecia. Proprio la provenienza dalla Grecia ha regalato a questa figura una lungimiranza che ha avuto luogo, oltre alle altre zone del sud Italia, sopratutto nel territorio del Salento, dove erano conosciute come “chiangi muerti”, che tradotto significa appunto, piangi morti.

Ma perché chiamare qualcuno a piangere al funerale di una persona?

Le motivazioni possono essere svariate, un concetto le fa convergere in un’unica direzione comune: la reputazione del deceduto.

In territori come l’Africa odierna e il sud Italia verso la fine degli anni 80, la reputazione di qualcuno era di tale importanza che se si potevano creare quelle che oggi chiameremmo “lacrime fake”, lo si faceva senza indugio. Avere molte persone disperate al tuo funerale significava, indirettamente, essere stata una persona buona e preziosa.

Le prefiche usavano cantare ai funerali lodando le doti e le capacità del defunto, così che tutto il paese lo ricordasse per ciò che aveva fatto di buono. Non era raro trovare però delle famiglie che volevano, al contrario, lodarne i difetti e mettere in cattiva luce il defunto in un certo senso.

La prefica era quindi la voce di chi non aveva voce. Che sia stato per il dolore o per la vergogna.

Oggi in Africa questa figura è ancora presente e operante. In Italia invece, nelle zone dove era usanza far venire una Prefica al funerale, la cosa non si usa più. Se sia perché siamo progrediti o perché ormai affidiamo lacrime e infamie alla bacheca di Facebook, è un quesito a cui è difficile rispondere.

Hai già sentito parlare di Dana, la ragazza che viene al tuo funerale per 50€ a fare una cosa assurda? Ne parlo qui.

Classe 86, Creativo & Autodidatta. Creatore e autore di novabbe.com, nella vita di tutti i giorni godo di riflessioni continue e curiosità cronica. Amo la libertà, la consapevolezza e la satira.