L’artista francese Amédæe ha preso un vasetto di semi e un piattino metallico e ci ha costruito sopra qualcosa di inaspettato. Ha collegato il piattino a sensori e un altoparlante. Quando i semi cadono sul metallo fanno un rumore secco e ritmico. Poi arrivano i piccioni, beccano, muovono i semi, si accalcano, e tutto quel trambusto organico viene trasformato in suono.
Il risultato finale (che è stato manipolato, elaborato, amplificato) non assomiglia per niente a dei piccioni che mangiano. Assomiglia a qualcosa che potresti sentire campionato in un set EDM, magari nel prossimo live dei Chemical Brothers.
I piccioni non lo sanno. Vogliono solo mangiare. Fanno musica involontariamente si, ma sazi.
Il progetto è iniziato all’inizio del 2026. Amédæe, artista francese, progetta dispositivi che “interagiscono con la realtà” e da tempo è attratto dal piccione comune, il Columba livia, quello che vedi su ogni cornicione in città e non quello tra le 7 razze di piccione più belle.
La sua scelta non nasce da un pensiero romantico, nasce da una ragione precisa: il piccione è oggi considerato un fastidio, un animale sporco, un vettore di malattie. Ma non è così: è una specie sociale e sensibile che appare “sporca” soprattutto a causa degli ambienti urbani ostili che noi stessi abbiamo creato. Dice Amédæe.
Amédæe voleva creare dispositivi interattivi che generassero schemi sonori semi-casuali con esseri viventi, senza rinchiuderli.
Nessuna gabbia. Nessun addestramento. I piccioni sono liberi di volare via in qualsiasi momento. Restano perché c’è da mangiare.
Vale la pena fermarcisi un secondo. La libertà del piccione è reale. La sua partecipazione all’opera è involontaria. Eppure il risultato esiste. È questo che rende il progetto qualcosa di più di un esperimento curioso: i piccioni, ignari collaboratori, dimostrano in modo concreto la nostra relazione simbiotica con questi animali.
Amédæe ha un profilo Instagram e un canale YouTube dove si vedono i video del progetto. Vale la pena guardarli con l’audio alto, perché leggere la descrizione è una cosa, sentire il suono è un’altra.


















