Quando hai un’obbiettivo da raggiungere hai essenzialmente due scelte: prepararti a perdere tutto pur di raggiungerlo o calcolare bene a cosa non bisogna rinunciare per un’impresa impossibile, così da rinunciare all’impresa stessa in tempo. Nel primo caso stai inseguendo un sogno, nel secondo un comune obbiettivo.


Una storia che sa descrivere bene questo concetto è la storia del pozzo scavato a mano più profondo al mondo.

Siamo in Inghilterra, a Woodingdean, e nel 1850 una società che si occupa di costruzioni decide di trovare una soluzione indipendente all’approvvigionamento d’acqua in zona. Nonostante l’opzione comune di cominciare i lavori per allacciarsi alla rete di distribuzione più vicina, a causa dei costi altissimi che richiedeva l’allaccio, si decise di costruire un pozzo indipendente così da avere sempre gli approvvigionamenti d’acqua a disposizione.

Il pozzo scavato a mano più profondo al mondo oggi, nella sua anonima veste.

Si comincia a scavare convinti di riuscire a trovare l’acqua entro un centinaio di metri di profondità, massimo. Ma così non è.



Lo scavo del pozzo era largo un metro e ottanta e dopo due anni di lavoro di scavi fatti a mano, con tutti i rischi annessi, gli operai erano arrivati ad una profondità di 121 senza trovare la minima traccia d’acqua. Qui lo sgomento generale. Tenendo conto degli enormi sforzi fatti fino a quel momento, si cominciò a pensare di aver fatto proprio una pessima scelta dubitando anche della posizione stessa dello scavo.

I costruttori però, da buoni Inglesi, sapevano bene cosa fosse l’orgoglio e non volevano calpestarlo solo perché tutto sembrava remare contro. Ordinarono così di cominciare a scavare di lato, pensando che probabilmente stavano sfiorando la falda acquifera a cui puntavano. Niente, dopo circa 12 metri di tunnel ancora nessuno aveva visto tracce d’acqua che facessero pensare al meglio.

Grafica di My Brighton e Hove

Costruirono tunnel in tre direzioni diverse senza mai ottenere un risultato.

Ormai tutti credevano che il progetto fosse un vero e proprio fallimento su tutti gli aspetti. Gli operai a lavoro sul pozzo lavoravano in condizioni terribili. Strettissimi, con un caldo soffocante e aria pompata dall’alto così da riuscire a farli respirare un minimo. Non erano le condizioni perfette per sentirsi in carreggiata.

Tutti speravano che i costruttori si arrendessero..e invece no, non si arresero e continuarono a scavare.

Una delle gallerie laterali venne allargata a tal punto da poter ospitare un altro scavo in profondità. Questa volta si scese all’inverosimile, lavorando senza sosta e senza mai perdersi di coraggio. Si scavò scendendo del doppi della prima profondità raggiunta, sempre a mano, armati di piccone e secchi da riempire di pietre per poi usare piccoli mattoni per vestire il pozzo e ricoprirne le pareti.

Pensate che si riuscì finalmente a trovare l’acqua solo una volta arrivati alla profondità spaventosa di 390 metri.

I pochi operai che stavano scavando in fondo al pozzo riuscirono ad uscire in circa 45 minuti, sbrigandosi non poco in quanto rischiavano di rimanere annegati dall’allagamento del pozzo.

Di tutta questa impresa la popolazione locale ne godette solo 4 anni, poi qualcuno riprese l’idea iniziale di allacciarsi alla prima rete vicina e il pozzo venne abbandonato. Ad oggi è tutt’ora fuori uso, lasciato li come un pozzo anonimo qualunque, senza pensare che di fatto è alto quanto l’Empire State Building, pensando al fatto che sia scavato a mano la cosa mi lascia sconvolto.

L’ultima sabbia verde presa dal pozzo

La vita, che cosa straordinaria e assurda allo stesso tempo.


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