In tempi di pandemia tenere a bada i propri studenti non è una cosa facile. Se nel mondo degli adulti l’isteria da pandemia arriva a fenomeni come il negazionismo o le più spinte forme di menefreghismo, figuratevi cosa succede in una classe scolastica.

La scuola è un’ambiente importantissimo in una società civile. Per questo quando una società punta ad essere incivile e fuori controllo, comincia con l’indebolire il sistema scolastico, arrivando persino a ridicolizzarlo in molti casi.

Dopo aver introdotto la meditazione come metodo per il contrasto del bullismo, ecco che da oltreoceano arriva una nuova idea capace di stravolgere gli usi e costumi locali:

promuovere la didattica a distanza usando il rap

Per stigmatizzare la paura da Coronavirus e allo stesso tempo mostrare più vicinanza agli studenti che affrontano il problema da casa, in un territorio dove il virus sta mietendo vittime senza pietà, due professoresse hanno deciso di comporre un pezzo rap e realizzare un video (assieme ai propri studenti) che servisse come prova e ricordo allo stesso tempo di questa era storica.

La didattica a distanza, oltre alle elementari difficoltà che porta con se in tema di abitudini stravolte, induce gli studenti a chiudersi sempre più in se stessi, togliendoli fisicamente da sotto i riflettori degli sguardi attenti degli insegnanti che spesso non sono menefreghisti come si può pensare.

Le professoresse protagoniste del video sono Audrianna Williams e Callie Evans, insegnanti della Monroe Comprehensive High School di Albany, Georgia.

https://www.instagram.com/p/CECPsq7g1iU
https://www.instagram.com/p/CEAQCs_h3i0

Una volta incisa la traccia e realizzato il video lo stesso cantante ha voluto complimentarsi con le due professoresse per la deliziosa versione alternativa della sua traccia.

Si parla spesso di educazione scolastica, ma cosa c’è di educativo in un ambiente lavorativo dove gli studenti non vengono pagati? Quando un professore, un bidello o chiunque altro si comporta tra le mura delle aule come se stesse compiendo un semplice lavoro, è normale che la risposta da parte degli studenti sarà solo disagio e superficialità che facilmente si trasforma in problemi più consistenti. La scuola non è un semplice ambiente di lavoro come gli altri. Se in ospedale si cura la salute fisica, a scuola si cura quella civica e di vita. Incontrare un professore che non ama il suo lavoro, non si aggiorna e non prova empatia per gli studenti, sarebbe come essere operati da un dottore che si rifiuta di praticarvi l’anestesia solo perché non ha mai imparato a farne una. Gli errori dei professionisti che lavorano per noi non sempre fanno male subito.

Un applauso infinito, quindi, a queste due professoresse capaci di trasformare la scuola nel miglior posto da frequentare nel momento del bisogno proprio e altrui.

Classe 86, Creativo & Autodidatta. Creatore e autore di novabbe.com, nella vita di tutti i giorni godo di riflessioni continue e curiosità cronica. Amo la libertà, la consapevolezza e la satira.