Nel lontano 1924, a Barnesville, il professore di scienze H.T. Opsahl, un ex militare venticinquenne, non si limitava a spiegare le leggi della fisica: le metteva in pratica sui suoi alunni più turbolenti. La sua arma segreta? Una sedia elettrica fatta in casa, alimentata nientemeno che da una bobina di Tesla, che passava per “attrezzatura scientifica” ma che, in realtà, sembrava servisse a “mettere in riga” gli studenti ribelli.
Sembra la storia di un film horror ma non lo è. Mentre in Italia le punizioni corporee a scuola nei primi anni del 900 erano perlopiù delle inginocchiate penitenziali sui ceci o dei colpi di righello sulle dita, in America qualcuno ha pensati di portare la punizione corporea a livelli da film.

La scuola è uno strumento è come tale ha due possibilità naturali: essere usato bene o male. Quando si sente dire che la scuola dovrebbe cambiare, sarebbe una buona pratica di equilibrio pensare anche a quanti sono cambiati in meglio grazie alla scuola.
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Il 16 ottobre del 1924, la storia prese una piega inaspettata quando il quattordicenne Earl Tenneson fu costretto a sedersi su quella sedia “punizionale” per un’infrazione non specificata compiuta a scuola. Il risultato? Una bella scossa elettrica che gli procurò non poco dolore e spavento. Il padre di Earl, Fred Tenneson, non la prese affatto sul ridere, denunciando l’incidente alla polizia e facendo arrestare Opsahl per aggressione.
Nonostante la gravità dell’accusa, Opsahl fu rilasciato su cauzione di 2000 dollari e, incredibilmente, tornò in cattedra. Sia lui che il consiglio scolastico minimizzarono l’accaduto, definendolo uno scherzo innocuo. Opsahl insistette che la sedia provocava solo un “formicolio” e serviva come “punizione mentale”. E sebbene il padre di Tenneson parlasse di gravi ustioni, il procuratore non trovò prove di lesioni fisiche, e le accuse contro il professore vennero ritirate.
Visto in questo modo sembra il classico “caso scolastico” dove non si capisce il punto di giunzione tra verità e difesa del proprio. Ciò che conta è comprendere come i metodi punitivi scolastici non portano a risultati edificatori per i ragazzi. Se sei un bullo, essere punito ti darà sostanzialmente il motivo per essere ancora più arrabbiato il giorno dopo. Se ci sono scuole che hanno introdotto la meditazione al posto delle punizioni, un buon motivo ci sarà.
Fonte: newspapers.com / nytimes.com











