Nel mondo dorato del teatro del XIX secolo, dove il talento era il passaporto per la gloria e il ridicolo poteva distruggere una carriera, emerse una figura che sfidò ogni logica: Robert Coates. Conosciuto come il “peggior attore del mondo”, Coates non divenne una leggenda per la sua bravura, ma per la sua straordinaria incapacità. Nato ad Antigua nel 1772, figlio di un ricco proprietario di piantagioni di zucchero, Coates ereditò una fortuna immensa e una collezione di diamanti che avrebbero segnato profondamente la sua estetica e la sua notorietà pubblica. Trasferitosi in Inghilterra, divenne celebre a Bath e Londra non solo per le sue incapacità artistiche, ma per uno stile di vita eccentrico che lo vedeva sfrecciare su una carrozza a forma di conchiglia dorata, trainata da cavalli bianchi e sormontata da un gallo di ottone con il motto: “Finché vivo, canterò”. Il fondatore del Trash praticamente.
Il suo debutto come Romeo nel 1810 fu l’inizio di un fenomeno mediatico senza precedenti. Coates saliva sul palco indossando costumi di sua invenzione che definire appariscenti sarebbe un eufemismo: mantelli azzurro cielo ricoperti di paillettes, pantaloni rossi attillatissimi (che talvolta si squarciavano durante le scene più concitate) e una quantità tale di diamanti veri da abbagliare il pubblico.

La sua interpretazione di Shakespeare era libera da ogni vincolo testuale; se dimenticava le battute, improvvisava monologhi bizzarri o, peggio, decideva di ripetere le scene che più lo aggradavano. La sua specialità era la scena della morte: Coates era convinto che morire sul palco fosse un’arte raffinata e spesso, dopo essere “deceduto” tra le risate del pubblico, si rialzava, rispolverava il suo prezioso costume per non sporcarlo e moriva una seconda, terza o persino quarta volta, finché non era soddisfatto dell’effetto drammatico.
Il classismo ha effetti anche sull’esser ridicolo. Se sei povero, sei solo ridicolo, se sei ricco, sei anche ridicolo.
Nonostante le feroci critiche e i lanci di ortaggi e arance da parte della platea, Coates rimaneva imperturbabile, convinto del proprio genio.
La sua fama divenne tale che persino il futuro re Giorgio IV volle assistere alle sue performance. Tuttavia, dietro la maschera del dilettante presuntuoso, si celava un uomo dalla generosità inaspettata. Coates recitava spesso gratuitamente per scopi benefici, coprendo di tasca propria le spese dei teatri per aiutare attori in difficoltà o istituzioni caritatevoli.

Questa natura filantropica gli guadagnò il titolo di “The Celebrated Philanthropic Amateur“. La sua carriera teatrale si interruppe bruscamente intorno al 1816, quando il pubblico, ormai stanco del gioco, iniziò a rispondere con fischi e ostilità, portando i direttori dei teatri a negargli il palcoscenico.
La fine di Robert Coates fu tragica quanto una delle sue scene madri, ma priva di repliche. Nel 1848, all’uscita dal teatro Drury Lane, l’uomo che aveva sfidato il ridicolo per amore della ribalta rimase schiacciato tra due carrozze mentre attraversava la strada. Morì pochi giorni dopo a causa delle ferite riportate.
Fonte: Wikipedia


















