San Sebastiano, il santo diventato un'icona gay involontaria

San Sebastiano, il santo diventato un’icona gay involontaria

Se esiste un santo che ha subito un rebranding storico senza nemmeno saperlo, quello è sicuramente San Sebastiano. Oggi il suo nome evoca immagini di un giovane seminudo, legato a un palo, trafitto da frecce e con uno sguardo misto tra dolore e beatitudine.

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Di fatto la vita di San Sebastiano è stata un mix tra infiltrato segreto, martire e un’involontaria carriera postuma da icona gay.

San Sebastiano, il santo diventato un'icona gay involontaria

Sebastiano nasce nel III secolo d.C., in piena epoca di persecuzioni contro i cristiani. Ma, a differenza di altri santi che cercavano di evitare le armi e l’uso della forza in generale, lui gioca d’astuzia: si arruola nell’esercito romano e arriva fino ai ranghi più alti. No, non era un’amante della guerra. Il suo era si un piano, ma con una missione diversa. La sua posizione gli permette di proteggere i cristiani perseguitati dall’interno, aiutandoli a sfuggire agli arresti e incoraggiandoli a non cedere alle torture. Ecco il perché nel definirlo “infiltrato segreto”.

Ovviamente, un doppio gioco del genere non poteva durare per sempre. L’imperatore Diocleziano scopre il suo segreto e lo condanna a morte. Ed è qui che nasce la famosa scena che tutti conosciamo: viene legato a un palo e usato come bersaglio da una squadra di arcieri. Un’esecuzione lenta e dolorosa.

San Sebastiano, il santo diventato un'icona gay involontaria
San Sebastiano, Dipinto di Guido Reni

Solo che, contrariamente a quanto si possa pensare, non muore subito. Dopo esser stato abbandonato mentre era legato al palo con le frecce che lo trafiggevano, viene trovato e curato da una nobildonna cristiana (Santa Irene). Una volta rimessosi, invece di fuggire e cambiare identità come farebbe qualsiasi persona con un minimo di istinto di sopravvivenza, decide di presentarsi di nuovo da Diocleziano.

Sì, hai capito bene: va dritto dall’imperatore e gli dice in faccia che ha sbagliato tutto e che il cristianesimo vincerà.

Risultato? Stavolta lo uccidono realmente, a bastonate, constatando la sua morte senza altre possibilità. Il vero plot twist arriva nei secoli successivi: gli artisti rinascimentali lo trasformano in una delle immagini più sensuali del cristianesimo. Le sue rappresentazioni lo mostrano con un corpo atletico, in pose languide, trafitto dalle frecce ma con un’aura quasi estatica.

San Sebastiano, il santo diventato un'icona gay involontaria

E così, senza volerlo, Sebastiano diventa un’icona della comunità LGBTQ+. Forse perché il suo martirio viene raffigurato più come un’estasi mistica che come una tortura, o forse perché il suo corpo perfetto e vulnerabile ha ispirato generazioni di artisti. Un altro motivo da tenere in considerazione potrebbe essere la sua mascolinità rappresentata non come icona di forza muscolare ma mentale. Un corpo perfetto, un atteggiamento delicato, un comportamento nobile. Tutto questo, unito a una miriade di luoghi comuni danno come risultato ciò.

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Un altro aspetto interessante lo si può trovare a Racale (Lecce) dove il Santo è stato rappresentato provocatoriamente da Ozmo con dei box Dolce & Gabbana e delle fisches da gioco. Opera d’arte molto discussa ma indubbiamente chiara nell’intento di smuovere le coscienze su quali siano, oggi, le rappresentazioni più tangibili del “male”.

San Sebastiano, il santo diventato un'icona gay involontaria

A volte la santità prende strade inaspettate.

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