Veronica e il Santu Lazzaru contro il Coronavirus. Da Collepasso un canto di passione e speranza.

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Quando di fronte a te vedi solo il peggio, l'unico modo di ripararsi da esso è difendersi con il meglio di sé. La cosa migliore che l'uomo ha è l'anima. Condividi il Tweet

In questi giorni di angoscia e preoccupazione per il Coronavirus, sempre più persone hanno trovato, forzatamente, il tempo di fermarsi a riflettere su quanto accade e sulla propria vita. Sono giorni che non vorremmo fossero mai arrivati, ore in cui pensiamo a quanto avevamo e quanto potremmo perdere, occasioni che solitamente colpiscono solo una piccola parte delle comunità, aprendo gli occhi sulla vita ogni qualvolta che la morte ci ricorda di esistere, proprio come noi.

Dove c’è tanto dolore, preoccupazione e angoscia, per una questione di equilibri naturali, ci sono anche i sentimenti opposti. Uno di questi è la passione e la speranza di Veronica Marra, una ragazzina di 11 anni, Collepassese, che in questi giorni, costretta a casa, ha scritto una versione tutta sua di un canto della Passione molto celebre nel Salento: Santu Lazzaru.

Guidata dalla passione di tutta la famiglia che da sempre è dedita a questa manifestazione di tradizione, Veronica ha “adattato” una parte del testo di Santu Lazzaru rendendolo più che attuale e trasformandolo, in un certo senso, in una sorta di preghiera.

Guardarla suonare il tamburello, sentirla cantare e sapere che è da mesi che stava aspettando di poterlo fare (senza prevedere il Coronavirus, ovvio) è qualcosa che mi emoziona davvero tanto. Se un giorno mai avrò una figlia, spero che possa avere la gioia, la spontaneità e la saggezza di Veronica nell’esprimere la sua vicinanza a tutti e a tutto ciò che in questa vita non possiamo tangere con le mani ma possiamo conservare con il cuore.

Ecco il testo in Salentino e la traduzione in Italiano:

Na bonasera a quista casa e a tutti quanti mo l’abbitanti
E vene Cristu mo cu li Santi be tacia aiutu e salvazione
E osci osci nui te precamu de sta situazione tocca ne cacciamu
Coronavirus te ndai scire ca nui la vita ne limu gudire
E caru patrunu nu fare lu fessa e statte intra ccasa e mangia a minestra
E caru patrunu ieu taggiuavvertitu e statte intra ccasa puru esautitu
E Santu Lazzaru be limu dittu mo sia lodatu mo Gesu Cristu (x2)

Una buona sera a questa casa e a tutti quanti gli abitanti
E viene Cristo assieme ai Santi per darvi aiuto e salvarvi
E oggi noi ti preghiamo, dobbiamo tirarci fuori da questa situazione
Coronavirus te ne devi andare perché noi la vita dobbiamo godercela
E caro padrone non fare il fesso, resta in casa e mangia la minestra
Caro padrone, io ti ho avvertito, resta in casa anche se sei esaurito
E Santo Lazzaro ve l’ho detto, adesso sia lodato Gesù Cristo

In una situazione normale, nel periodo della quaresima, gruppi di musicisti e cantori attraversano le strade del paese di notte, suonando alle porte delle persone e nel frattempo cantando la passione di Santu Lazzaru. Si porta in strada una tradizione centenaria, appartenente ad ere antiche e pagane con riti che sono stati poi conformati alla fede cattolica.

Si suona sulla porta di casa aspettando che qualcuno apra e accolga l’iniziativa donando qualcosa, solitamente uova e prodotti alimentari.

Il canto di Santu Lazzaru è qualcosa che riporta ai tempi antichi con il solo ascolto. Per farvi un esempio, anzi, per farvi il migliore degli esempi, vi invito ad ascoltare la versione eseguita da Salvatore Guido (Santommo) e da Stefano Errico, due abitanti di Collepasso perfetti per il ruolo.

La voce di Stefano è sublime e cucita su misura per questo tipo di canto che non esige doti canore ma cuore, fede e umiltà, come lui non c’è nessuno su questo aspetto.

Santommo invece è una persona che ho sempre visto ricoperta da un’aurea fatta di arte e poesia che invidio per la sua genuinità. Santommo non fa l’artista, Santommo serve l’arte ed essa lo ripaga abbracciando le sue creazioni.

Ecco a voi, Santu Lazzaru da Collepasso.
Complimenti a questo comune salentino per la forza della tradizione che manda avanti non con mere manifestazioni forzate ma con passione e convinzione genuina.

A Collepasso la tradizione si è posata sopra i muri come fosse polvere ed oggi, con lo scorrere del tempo, è diventata pietra inamovibile

Vinceremo questa sfida e, guardandoci indietro, sorrideremo tutti. Le lacrime saranno di un amaro che tutti vorranno evitare senza pensare che fino a quando senti l’amaro in bocca, vuol dire che stai sentendo i sapori, che sei vivo.