Diventare Maghi o Streghe è una faccenda seria. Servono libri storici polverosi, anni di studio e isolamento oltre una certa propensione a ritirarsi, magari, su una montagna lontano da tutto e tutti. Nella vita quotidiana di molti di noi questa intenzione aurea di praticare la magia si interrompe con la sveglia che suona, il citofono,la lavatrice che ha finito la centrifuga e tocca stendere i panni.
Non viviamo nell’epoca degli eremiti: viviamo in quella delle bollette, dei figli da accompagnare e dell’arrosto che rischia di bruciare mentre rispondiamo a una mail.
La domanda non è se ci sia ancora spazio per la magia. La domanda è dove si nasconde, oggi.
La risposta di «Strega in Ciabatte», il manuale di Piero Mura, è disarmante: si nasconde tra le fughe delle piastrelle della cucina, nel vapore della doccia, nel modo in cui mescoli il caffè. Non serve fuggire dal mondo. Il difficile, semmai, è restarci dentro senza perderne l’incanto.

Per spiegarlo, il libro pesca un’immagine che riconosce chiunque: il Maestro Miyagi di Karate Kid, che non insegnava il karate a parole ma facendo lucidare auto e verniciare steccati.
“Metti la cera, togli la cera.”
Ecco l’intuizione che regge tutto il libro: mentre passi lo straccio sul pavimento non stai solo togliendo la polvere, stai eseguendo un piccolo rito.
Il segreto non è fare cose in più, è fare diversamente quello che fai già. Una questione di attenzione e di intento, non di poteri sovrannaturali.
La trovata più divertente di questo libro è il linguaggio. Ogni gesto ha la sua “formula”, e qui Mura inventa due registri che convivono benissimo. Da una parte i Mantra del Quotidiano: rime brevi, quasi filastrocche, facili da ricordare mentre ti lavi la faccia o chiudi uno zaino. Dall’altra il Verbo Arcaico: formule in un latino maccheronico, corto e un po’ folle, da pronunciare con enfasi anche se sei in pigiama con una fetta di pane in mano.

Il parcheggio trovato all’ultimo secondo diventa un trionfo da condottiero — “Veni, Vidi, Postavi” — e l’autoironia è esattamente ciò che salva tutto dal ridicolo. Sai di star giocando, e funziona proprio per questo.
Il libro è costruito come la narrazione di una giornata per intero, ora per ora, stanza per stanza: il risveglio, il bagno, l’armadio, la cucina, il tragitto, il lavoro, la notte.
Al mattino, ad esempio, ci sono i “divieti magici”: non guardare la finestra, non toccarti la testa e soprattutto non toccare lo smartphone appena sveglio, per non far entrare il mondo intero nel letto prima di aver indossato l’armatura.
Togli il vocabolario esoterico e resta un consiglio di igiene mentale che vale oro: concediti un cuscinetto, un piccolo caricamento del sistema, prima che le notifiche ti assalgano. In bagno il rito si fa in tre tempi (purificare, espellere, sigillare) e lo sciacquone diventa il “Vortice di Bando”, il gesto che chiude la faccenda e archivia il superfluo.
Davanti all’armadio la domanda giusta non è più “cosa mi metto?”, ma “chi voglio essere oggi, e quale missione devo compiere?”: il vestito come strategia, non come vanità.
Il capitolo sul caos familiare è probabilmente il più esilarante. C’è l’”Incantesimo di Occultamento Spontaneo”, la potente magia ostile per cui gli oggetti smettono semplicemente di esistere agli occhi del partner, che vaga per casa con sguardo vitreo.
La Strega, invece, non cerca: trova. È la Rabdomante del Disordine Domestico, quella che resta immobile in cucina e, con la calma di chi ha già capito tutto, indica la direzione esatta: terzo cassetto, dietro le mutande. Chiunque abbia convissuto con qualcuno sa che è più documentario che fantasy.
Non manca la parte più concretamente utile. Al lavoro, contro il collega che ti scarica addosso il proprio romanzo dell’infelicità, c’è la “Tecnica del Sasso Grigio”: diventare una superficie liscia, opaca e poco commestibile, finché il vampiro va a cercare sangue fresco altrove. E c’è l’”Esorcismo della Bozza”: quando una mail ti fa salire la pressione, non rispondere mai subito; apri un file vuoto, scrivi la versione vera butta fuori il veleno lì, poi cancellala e scrivi quella civile. Chiamala alchimia o chiamala buon senso: trasformare il piombo della rabbia in oro comunicativo è una delle cose più sane che si possano imparare.
Sotto la maschera della magia domestica c’è un discorso serio sulla presenza: ritualizzare i passaggi della giornata, separare il ruolo dalla persona quando si stacca, riconoscere il lavoro invisibile che tiene in piedi una casa e che nessuno chiama mai “miracolo”.
L’idea che torna fino all’ultima riga è semplice e liberatoria: non sei soltanto una funzione, un dovere, una macchina che risolve i problemi degli altri. Sei anche chi sente, chi sceglie, chi sbaglia, chi si stanca e ricomincia. Una creatura sacra in ciabatte.
«Strega in Ciabatte» funziona a prescindere: che tu creda o no a un solo grammo di magia, le cose che suggerisce restano utili a chiunque. La magia, in fondo, non se n’è mai andata. Si è solo rimpicciolita abbastanza da entrare nei gesti quotidiani.
Un libro che di fatto è un ponte, un esperimento comunicativo apparentemente leggero ma dal saldo significato spirituale. Se dovessi paragonarlo a un testo sacro, è come se al posto di un vangelo, leggi il diario di una persona felice di aver aiutato un’altra persona sconosciuta. Entrambi i testi, in forma diversa, parlano dell’operato proprio mosso da amore per il prossimo e compassione, solo che uno sembra appartenere a un mondo, l’altro sembra la descrizione più digeribile e credibile del mondo che già vedi e vivi.

Complimenti Piero.


















