Prima dell’invenzione dei social essere stupidi ripagava solo se qualcuno ti dava un posto in tv. Ottenerlo era difficile e non era garantito il controllo su ciò che stai creando o guadagnando. Essere stupidi quindi pagava ma era pericoloso in quanto era molto facile rimanere presto a bocca asciutta.

I social hanno cambiato il modo di guadagnare delle persone stupide.

Oggi essere stupido paga, questo grazie a un bisogno enorme da parte della società: sentirsi migliori. Prostituire quindi la propria dignità o intelligenza rende. Per questo motivo il numero di pagliacci online sta aumentando drasticamente. Il confronto con il prossimo è alla base della costruzione del proprio ego. L’onestà di un confronto onesto non sempre è garantita, specie quando di mezzo c’è una condanna da applicare con leggerezza, fregandosene del macigno che diventerà agli occhi di chi soffre di sensibilità altrui.

Nel riflettere in merito alla stupidità online bisogna sempre tenere conto di una cosa: le reazioni, per molti, sono attenzioni tangibili. Chi ha detto che si possa provare piacere soltanto dai complimenti? Il solo fatto di essere al centro dell’attenzione per molti è già motivo di vanto. E come dargli torto in un mondo dove quel essere al centro dell’attenzione conta più del motivo per cui lo si è? In fondo una volta sentitesi stupidi basta sfoderare una bella frase basata sull’ego che non tenga conto della realtà e tutto passa.

Qualcosa tipo: un Leone può essere si ferito a morte, ma mentre si leccherà le ferite ricorderai che lui rimarrà un Leone e tu solo la iena che non riesce ad ucciderlo. Tipo.

Ma perché abbiamo deciso di rendere celebri gli stupidi e incogniti gli intelligenti?

Lo abbiamo fatto per il nostro ego. È la strada più facile da percorrere. Poter criticare una persona di continuo, sottolineandone gli errori o le motivazioni per cui si rende ridicola, accende in noi quel senso di saccenteria e intelligenza che diversamente dovremmo procurarci esponendo non una critica ma un’idea o una considerazione che non offenda nessuno. Pensaci, è più facile avere un’idea o criticare quella altrui? Ecco come l’accessibilità alla stupidità abbia alimentato la stupidità stessa.

Cosa succede quando si vuole la notorietà senza sembrare stupidi? Si espone la cattiveria.

Le conseguenze dell’avere la possibilità di esser celebre per qualche giorno sul web sfociano anche nei contenuti violenti. Non tutti hanno voglia di sembrare stupidi, poiché quel senso di intelligenza rispetto agli altri attrae non solo gli intelligenti. Quando si cercano reazioni da parte della massa sui social, è bene puntare sulla moralità.

Sul web mentono tutti, se vuoi essere al centro dell’attenzione basta sconsacrare la bugia più celebre.

Viviamo, ad esempio, in un mondo dove la gente compra un affettato creato con animali macellati in maniera sconosciuta ai consumatori. Se però pubblichi un video dove prendi a calci un maiale, sei una persona cattiva. Di fatto è vero che la violenza gratuita è da cancellare, ma si riflette mai sul fatto che l’ignoranza possa diventare violenta attraverso azioni concrete? Puoi amare gli animali, ma se ignori come arriva a tavola quelli che mangi sei parte della violenza che subiscono?

Essere stupidi (o cattivi) sui social paga perché fa sentire migliore chi giudica

L’ipocrisia sui social muove sicuramente più reazioni della sincerità. Questo perché se già nella realtà è difficile smascherare l’ipocrisia, sui social lo è ancora di più. È vero che il web non dimentica ma è anche vero che non tutti hanno piacere a ricordare.

L’umanità, online, cerca leggerezza e ignoranza. Diversamente il social più diffuso al mondo sarebbe stato Quora, non Tik Tok, ad esempio. Un balletto regala la strada verso il successo più che la curiosità. Quindi se cerchi reazioni, commenti e messaggi, sarà meglio fare una domanda intelligente o dire una cosa stupida?

Sui social, nel rispondere a un errore noto, non si pensa a quanto questo sia stato fatto per la notorietà.

Tutto questo genera reazioni e ricchezza e dove vige il denaro, tutto il resto passa in secondo piano. Vogliamo provare a spogliare i social dell’ignoranza e della violenza che li sta mandando avanti? Non consideriamola, semplicemente. Diversamente è come chiedere a un commerciante di non vendere.

Ad aiutare in modo esponenziale questo fenomeno è la possibilità di essere fake o anonimi. Se stare sui social significasse dimostrare la propria identità con un documento ufficiale, i social non esisterebbero più nella loro forma attuale. Non avrebbero senso. Oggi i social sono una vera alternativa alla vita reale, vita che si evidenzia sempre più povera di contenuti, tale da prendere quelli sui social come buoni.