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Se oggi vedi un uomo indossare tacchi alti il pensiero che sia omosessuale è innegabile che sia tra i più accreditati. I tacchi alti, oggi, sono il simbolo per eccellenza di femminilità e seduzione. Danno una mano ai glutei a restare ancora più in su, delineano meglio la coscia tirando fuori quel lato del polpaccio capace di fare la differenza e alla fine regalano, se si è capaci a portarli, una camminata felina.

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Lo sapevi che i tacchi alti, quando sono nati, erano il simbolo della mascolinità più ambita dalla società?

Ebbene si, i tacchi alti nascono per un uso prettamente maschile, solo col tempo sono diventati ciò che conosciamo adesso.

Il bello di conoscere la storia è che nel tempo di apprendimento della stessa si entra in un turbine di meraviglie e consapevolezza. Quando si finisce di scoprirla tutta, sempre se si finisce, arriva il lato antipatico della cosa, quello dove niente più stupisce, dalle reazioni alle azioni altrui. C’è da dire che chi è convinto di conoscere tutti i fatti storici, di fatto appartiene a un’era che non passa mai di moda: il convinticesimo.



I tacchi alti nascono dalle mani dei guerrieri persiani che per realizzare un accessorio utile alla vita bellica cavalleresca, inventarono questa suola più alta capace di incastrarsi nelle staffe della sella così da avere più stabilità durante la salita, la discesa e anche in fase di combattimento.

Quando gli europei si accorsero di questa usanza persiana rimasero meravigliati dall’idea e associarono le scarpe alte al rango più alto dell’esercito persiano. Si perché non era scontato che ogni soldato potesse permettersi un cavallo con tutto ciò che ne consegue. I cavalieri persiani rappresentavano quindi l’elite del loro popolo ai tempo e l’allora Re Luigi XIV decise che non voleva farsi scappare questa occasione di avere una nuova tendenza.

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Re Luigi XIV creò una versione tutta sua dei tacchi, colorando di rosso il tacco stesso.

I tacchi alti, inizialmente, erano scarpe per uomini veri. Ecco come sono diventati femminili
Un ritratto di Re Luigi XIV raffigura proprio i suoi tacchi preferiti. Il colore rosso del tacco era la sua firma di stile.

A quel punto tutti coloro che volevano corteggiarlo cominciarono a copiare le sue scarpe, così da mandargli un segno di stima per le sue scelte. Si narra che ci fu un periodo dove chi indossava scarpe con il tacco rosso mostrava automaticamente il proprio sostegno al Re. Diversamente non si era visti di buon occhio. Per questo motivo molti nobili francesi dell’epoca si facevano ritrarre con le scarpe col tacco rosso.

 In un popolare testo dell’epoca, The School of Venus, or the Ladies Delight, Reduced into Rules of Practice , che educava i giovani uomini su come corteggiare le donne, l’autore affermava che un uomo “deve avere un piede ben foggiato, gambe ben proporzionate, polpacci pieni gonfi e non a bastoncino e un paio di vigorose cosce muscolose per sostenere il tutto” Desiderosi di mostrare le loro ‘gambe proporzionate’ alle donne di corte, i giovani nobili aggiungevano volentieri pollici al loro tacchi.

I tacchi alti, inizialmente, erano scarpe per uomini veri. Ecco come sono diventati femminili
I tacchi alti, inizialmente, erano scarpe per uomini veri. Ecco come sono diventati femminili

Col passare degli anni le donne cominciarono ad adottare i tacchi per il proprio stile. Le scarpe diventavano più aderenti e fini e con loro anche i tacchi che diventavano sempre più fini e appuntiti.

I nobili europei presero male questa adozione dei tacchi da parte delle donne.

Nel 1730 infatti i tacchi erano diventati una moda esclusivamente femminile in quanto completamente abbandonati dagli uomini nobili.

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Quando vedi qualcuno indossare i tacchi ricorda che la tua considerazione sulla sua sessualità lascia il tempo che trova, come il significato degli oggetti col passare del tempo.

Fonte: https://lazyhistorian.com/